di bogdancic il mercoledì 6 agosto 2008, 15:32
Svizzera.
Un paese dolce, dove puoi trovare tutto. In quel paese avevo incontrato l'amore (almeno cosi' credevo).
Passavo li ogni momento libero della mia vita. Quando Lei chiamava io andavo come un cane segue il suo padrone.
Ero accecato da quello che credevo fosse amore, e per questo la mia vita andava verso un baratro dal quale non sarei riuscito piu' a salire.
In quei anni consumavo quello che guadagnavo, a volte anche di piu', arrivando nel 2003 a non avere piu' niente fuorche' debiti. L'aprile di quell'anno ero diventato uno straccio, mi vergognavo di me stesso incapace di reagire a quel finto amore.
Una notte sognai il mio caro nonno materno, era in un prato pieno di margherite e mi disse: "Torna indietro, lasciami andare a trovare il mio sonno, non impedirmi di addormentarmi". Mi svegliai di sopprassalto, e ripromisi a me stesso che dall'indomani avrei cambiato la mia vita.
Quella mattina mi sentivo come se mi fossi svegliato da un incubo. Mio nonno mi aveva dato la forza per dimenticare Lei, l'amore che aveva ridotto la mia vita a un inferno.
Fu un periodo durissimo, ero avvolto dai debiti e dal tormento del rimorso, capii che in quei anni avevo buttato la vita in un buco nero senza ritorno. Ma arrivarono dei segni che mi riportarono alla normalita'. Un giorno di aprile feci una vincita al lotto, l'unica della mia vita e anche l'ultima perche' giurai a me stesso di mai piu' giocare.
Incassai la vincita e andai a pagare i miei debiti. Mi resto' solamente un euro, ma da quell'euro la mia vita ricominciava.
Tornai ai piaceri di una volta, a suonare il trombone nella banda, e quel 31 maggio del 2003 tornavo appunto da suonare, era il giorno della tappa di partenza del Giro d'Italia da Cannobio.
Quel pomeriggio andai a prendere la zia della mia Lei, era a Verbania e non v'erano bus per il ritorno. Certo Nina non assomigliava alla nipote, aveva un buon carattere, per questo le rimasi amico. L'avevo portata sul lago Maggiore da Napoli per poter essere vicina alla nipote, poi gli eventi della mia vita erano cambiati, ma ogni tanto mi piaceva parlare con Nina, anche perche' questo mi aiutava a dimenticare.
Camminavo sul lungolago di Verbania quando la vidi, era seduta al solito bar, ma oggi in compagnia di una amica. Piu' mi avvicinavo e piu' mi sorprendeva la bellezza di questa donna seduta a fianco a Nina. Aveva i capelli dorati come spighe di grano mature ad agosto.
I suoi occhi azzurri come il cielo luccicavano come i riflessi che le onde sul lago specchiavano in quel pomeriggio ventoso. Mi colpi' la sua dolcezza al punto che volli rivederla subito, anche se sapevo che poteva essere solo un sogno. Quando in quei giorni Galyna mi chiamo' stentavo a crederlo, finalmente il mio cuore aveva ripreso a battere. Nelle settimane a seguire tutto fu dolce. Mi parlo' subito della sua vita, del motivo della sua emigrazione, di Bogdan suo gioiello di figlio che Dio aveva voluto dargli nel 1997. Galyna e' ragazza madre, in quei anni capi' che era impossibile dopo la Perestroika dare un avvenire sicuro a Bogdan con il magro stipendio che riceveva alla Novator.
L'unica alternativa era quella di emigrare, lasciare a mamma Eugenia il piccolo Bogdan e venire in Italia a lavorare come badante. E cosi' fece, dall'oggi al domani se ne ando' in un mare di lacrime perdendosi nella nostalgia di quella lontananza.
Grazie alla legge Bossi Fini ottenne ad agosto del 2003 il permesso di soggiorno, poteva finalmente tornare a casa per poi forse ritornare a lavorare, ma sarebbe stato difficile.
Quei giorni furono per me una sofferenza. Capii che amavo Galyna piu' di ogni altra cosa al mondo, la chiamai due tre volte al giorno gridandole il mio amore, non so se servi' ma lei ritorno'. Andai quel mattino a prenderla al pulmino piangendo di gioia.
La prima cosa che gli chiesi fu quella di sposarmi. Ci sposammo il 14 febbraio 2004 in comune, a settembre intrapresi il primo viaggio verso l'Ucraina per prendere Bogdan e portarlo in Italia.
Quando arrivai fu molto difficile, mi videro come un traditore, andavo a prendere il loro gioiello per portarlo lontano, loro credevano di non rivederlo mai piu'. Invece subito a febbraio riportai Bogdan dai nonni, e mi ripromisi che ogni momento libero dal mio lavoro sarebbe stato un momento per tornare in Ucraina.
In questi anni cosi' ho fatto, ed e' cresciuto il mio amore per Galyna, mia suocera Eugenia ormai mi tratta come un figlio, ed io mi sono innamorato della terra Ucraina, dei valori che quelle persone sanno dare, della gioia immensa che provo quando solco il confine a Krakovetz.
Il 9 febbraio di quest'anno ho sposato Galyna in Chiesa, finalmente ho avuto il suo si guardando i suoi occhi che sprigionavano amore, amore per me.
In settembre adottero' Bogdan come mio unico figlio per dare a Lui il papa' che non ho mai avuto.
Qui finisce la mia storia, che un po assomiglia alla Vita e' bella ma che ha saputo dare al mio cuore la gioia che ormai sembrava perduta. 6 agosto 2008 Bogdancic