LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Esperienze e confronti, le storie d'amore le delusioni e il carattere delle ragazze ucraine.

LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi lucianofaustini il martedì 17 maggio 2011, 15:17

LA LUCE DELL’EST


…Stavo li, a pochi metri dalla porta elettronica degli arrivi, in piedi, nella sala d’attesa, all’aereo porto di Kiev, pensando se avrei anch’io dovuto tenere in mano un mazzo di rose, come gli uomini ucraini che aspettavano le loro donne da ogni parte del mondo, o se sarebbe stato meglio che la sua attenzione non si sarebbe dovuta distrarre dal mio sguardo impaziente e pieno d’amore…
Le rose avrebbero rubato a quell’attimo, in cui l’avrei rivista, tutta la mia gioia venuta dall’anima.

Poi eccola arrivare di sera, anche se all’est si fa notte tardi, da quella porta, come la luce del sole che al mattino bruscamente ti sveglia se qualcuno tira le tende.
Era lei, la bionda Svetlana, dagli occhi come il colore del cielo, piena di energia, felice di aver messo piede, dopo sei lunghissimi anni, sulla sua amata terra dell’est.
L’accompagnava la sorella Luidmilla, che abita anche lei in Italia, a Trento, ma che spesso si reca in Ucraina dalla sua famiglia d’origine.
Lei è una donna a primo impatto fredda e scostante tanto era palpabile la sua diffidenza nei confronti del mondo.
Ma a me non importavano gli altri ora che avevo tra le mie braccia la donna che avevo da sempre inseguito e seguito fino a qui.
Lei mi disse che l’avrei fatto per qualunque altra donna che avessi amato ma io le risposi che fino ad ora non l’avevo fatto mai per nessuno…

Andammo a contrattare il prezzo del trasporto con alcuni uomini, improvvisati autisti, che con dei pulmini a nove posti ti portano al centro di Kiev e riuscimmo, grazie anche al fatto che con noi salirono altre persone, per pochi grivni ( moneta ucraina ), a raggiungere la stazione centrale, dove al suo interno si trova un albergo e li passammo la notte, in una camera con tre letti ben arredata e pulita.
La mia prima sensazione fu di stupore nel constatare quanto quella città fosse pulita e affascinante anche se le ombre della notte nascondevano le varie architetture dei palazzi e monumenti.
Mi sembrò una città viva dove l’antico, in modo armonioso, si intreccia a opere moderne e la mia sensibilità percepì sin da subito quanto orgoglio e rispetto per la propria dignità ci sia nel popolo ucraino, dopo aver superato tante prove di vita negli ultimi cinquant’anni di storia.
Poi, come faccio tutte le sere, prima di andare a letto, per ammirare le stelle, alzai i miei occhi al cielo e lo vidi meraviglioso con i suoi colori, dal celeste al blu, passando per il turchese e lo vidi straordinariamente molto più vicino alla terra di quanto non lo sia nel mio paese.
Più vicina era anche la luna con la sua stella compagna di vita, una luna nuova per lasciarmi incantare come in una favola.
Ci addormentammo in un baleno, eravamo stanchi del viaggio… e ansiosi di trascorrere, il giorno dopo, una lunga giornata nella città che diede vita alla Russia, in quanto fu Kiev la prima città importante nella storia russa per poi cedere il trono a Mosca negli anni a seguire.

Il mattino seguente aprii gli occhi e vidi Svet già pronta con gli abiti addosso che scalpitava come un puledro nel suo recinto.
Non vedeva l’ora di uscire, ma, a me, al mattino occorrono alcuni minuti prima di prendere coscienza e conoscenza di cosa c’è intorno e quali siano i miei bisogni interiori…
Luidmilla parlava poco, ancora non si fidava di quello sconosciuto, venuto dal nulla o raccontato dalle storie di Svetlana, specie al mattino presto, vicino alle sei, quando la tariffa telefonica risulta meno costosa… Ma cosa si può “comprendere” a quell’ora del mattino?

Uscimmo in strada e ci incamminammo verso il centro di Kiev.
In giro si respiravano gli odori delle frittelle alla verza che molte donne vendono per le strade e a questo teatro popolare si confondono le infinite, moderne, botteghe di fast food che ormai hanno invaso questa meraviglia di città.
Prendemmo la metropolitana per raggiungere l’angelo d’oro posto al centro della piazza principale, una statua gigante e raffinata allo stesso tempo, una statua che rappresenta il simbolo dell’anima di questa nazione e che apre le ali al guerriero di bronzo posto a duecento metri di fronte, sull’altro lato della piazza, con in mano una spada spinta al cielo mentre incita il popolo alla conquista.
Poi con un bus di linea raggiungemmo un vecchio Santuario, dai tetti tondeggianti e dorati, posto sulle colline di Kiev da cui si domina la città intera. Qui sono rimaste le spoglie di medici, commercialisti, avvocati, ingegneri, divenuti Santi per aver aiutato la gente povera attraverso il proprio lavoro e questi vengono venerati ogni giorno da fedeli accorsi da ogni parte dell’Ucraina.
Le loro piccole bare vengono baciate dalle donne che solitamente indossano un fazzoletto in testa e vengono da queste enunciate preghiere affinchè questi Santi continuino nell’al di là la loro opera di protezione rivolta ai poveri.

Mi facevano male i piedi e mi accomodai in una panchina, di legno, posta sulla stradina che conduceva ai cunicoli dove riposavano le spoglie dei Santi, vicino ad una vecchietta, povera, con i capelli, anche lei, raccolti in un fazzoletto legato in testa e dal viso solcato, forse, dalle tante lacrime fatte nel corso degli anni.
Ella indossava un lungo e consumato vestito, che le copriva anche le scarpe e cominciò a raccontare la sua vita, una vita fatta di sacrifici e di preghiera.
La sorreggevano due stampelle di ferro e una fede infinita tanto da far apparire negli occhi una serenità interiore da invidiare.
Regalai a lei alcuni grivni e mi chiese di non offendermi se quei pochi spiccioli li avesse donati alla Chiesa visto che Dio l’aveva fatta incontrare con noi.
Disse che avrebbe pregato anche per me e le mie compagne di viaggio.
Non immaginai, nemmeno, che il desiderio di essere vicino alla sua spiritualità la allontanasse dalla tentazione di adoperare quel denaro per comprare del cibo e soddisfare quella parte di se bisognosa.
Ma, presto, dovetti fare i conti con una nuova dimensione, comune tra la gente di questa terra, un nuovo mondo interiore, un modo non comune di vivere la vita, diverso da quello che vivono le persone in special modo occidentali, dove diamo troppo valore, a volte, alle cose materiali lasciando da parte la nostra anima e il nostro spirito.

Erano ormai le quattro del pomeriggio, nel primo giorno della mia
permanenza in Ucraina, quando di tutta fretta ci accingemmo a prendere il treno per raggiungere Sumy, la città che vide nascere Svetlana.
Finalmente potevo starle seduto accanto, senza la frenesia che ci accompagnò per tutta la giornata, su quel treno molto confortevole, dotato di tv., musica, bar, in un viaggio che sarebbe durato almeno cinque o sei ore.
Seduta dietro di noi c’era la bionda Luidmilla che, durante il viaggio, cominciò ad aprire la sua anima raccontandomi la sua storia.
Lei ha un modo lento di parlare che a me piace, è riflessiva, dai suoi occhi lucenti e vivi, contornati da occhiaie, che descrivono tutta la tristezza accumulata durante il cammino della sua vita, potei raccogliere la sua delusione per non essere stata amata, da giovane, dai suoi genitori come ella avrebbe desiderato e il suo rimpianto del tempo in cui la sua famiglia era unita, prima che il padre e la madre si separassero.
Sono passati tanti anni ma lei ancora quella separazione non riesce a mandarla giù, le è rimasta sulla gola e a fatica riusciva a raccontarmi di quei giorni e dei giorni in cui sua madre, ancora, dopo vent’anni, gli vomita addosso tutto il rancore per il suo ex marito.
Mi fece sentire tanta tenerezza in cuore quando mi parlò dell’amore per il suo pastore tedesco, un amore viscerale, che ben presto mi fece comprendere quanto amore desiderasse dalla vita.

Soffermai, ogni tanto, il mio sguardo , al di là dei vetri gialli e sporchi del treno, sulle infinite distese di grano e di girasoli dell’Ucraina, distese di un colore giallo intenso che raggiungono l’orizzonte, sui verdi boschi di betulle, e su qualche villaggio sperduto con le sue piccole case dai tetti a spiovere, per non raccogliere la neve in inverno.

Il paesaggio naturale correva e i nostri visi riflessi sul finestrino mi riportarono con la mente al tempo in cui io conobbi Svet.
Lei si presentò all’appuntamento, all’indomani di una mia telefonata, in cui le chiesi di vederla, vicino ad una panchina, dove già io l’aspettavo impaziente, in un piccolo parco della mia città, tredici anni fa, quando lei aveva ventidue anni ed io ne avevo trentadue.
Il mio cuore mi finì in gola per lo stupore nel vedere così tanta bellezza nonostante i suoi occhi mostrassero tristezza.
Aveva uno sguardo ingenuo, tenero e pieno di dolcezza che mai più rividi negli anni a seguire; uno sguardo che è rimasto stampato nella mia mente e che la mia mente non potrà dimenticare, tanta fu l’estasi che inondò la mia anima.
Ad un certo punto il suo corpo si appoggiò al mio donandomi calore e sin da subito la sua sensualità si impossessò del mio sangue, scorrendo in esso, per raggiungere presto il cuore.
Poi ci accorgemmo che le nostre anime avevano la stessa madre, tanto che la notte facemmo subito l’amore.
Ricorderò per tutta la vita quella luna piena, amica, che occupava la finestra intera della camera del suo appartamento, mentre noi arrotolati di passione ci scambiavamo i nostri odori sino all’alba del nuovo di.
Quella luna così bella e romantica in quel momento per noi non poteva essere solo un grande sasso!
Ed io?
Io non sapevo se ero in mezzo ad un sogno tanto che rimasi ubriaco d’amore per tutto il giorno dopo…

Quando la bottiglia di birra di un passeggero del treno, vicino, cadde a terra, provocando rumore, ritornai alla realtà.
Svet dormiva accanto a me tenendomi la mano nella sua e questo mi convinse a chiudere gli occhi per riposare…
Da li a qualche ora avremmo dovuto sostenere grandi emozioni…

I freni del treno fischiarono in modo assordante; era sera, appena dopo le 22,30, quando arrivammo a Sumy.
Il cartello, posto in bella vista, per chi legge il cirillico, portava scritto “Benvenuti a Sumy”.
In fretta e non ero ancora del tutto sveglio, mi allacciai le scarpe, presi tutti i bagagli, ci ritrovammo di un baleno a terra in un percorso sterrato che conduceva fuori la stazione, dove aspettammo Olga la seconda sorella di Svet, che insieme a Dimitri, il futuro sposo, ci sarebbero venuti a prendere per portaci a casa.
Una macchina si avvicinò, ad un certo punto, sul piazzale fuori la stazione e un angelo di ragazza corse verso di noi con, sul viso, un sorriso che non scorderò mai, un dolce sorriso che diceva tutto di come la vita andrebbe vissuta…
Olga e Svet si abbracciarono così, con tale impeto ed intensità, tanto che i due corpi sembrò si fondessero in uno solo e noi rimanemmo attoniti ad osservare quella scena d’amore.
Poi, Svet, non sapendo altro che fare, per dimostrare la sua gioia, prese sua sorella in braccio, facendole ondeggiare nell’aria i bellissimi capelli, di colore oro, tenuti a coda di cavallo, mentre io cercavo, con la mia macchina fotografica, di immortalare questo momento.
Appena caricati i bagagli nell’auto, ci dirigemmo verso la periferia della città, per raggiungere la casa di Nina, la mamma delle tre sorelle.

Quando incominciammo a salire i gradini di cemento grezzo del palazzo, che conducevano all’appartamento, si sentivano già dei lamenti di donna.
Mano a mano che ci avvicinavamo al terzo piano, questi aumentavano sempre più e nonostante la luce delle scale fosse fioca, questo non mi impedì di vedere sul pianerottolo la madre di Svet, una femmina robusta, che scapigliata e piangente abbracciò, con quelle grandi braccia, la figlia che non vedeva da più di sei anni.
Quei grandi occhi azzurri, caucasici e bagnati, sul volto provato e trasformato da così grande emozione, mi diedero il benvenuto e mi aiutarono a capire che avrei dovuto comportarmi liberamente, come se mi fossi trovato a casa mia.

Mentre sistemavo le mie cose mi domandavo cosa avesse trattenuto l’emozione di Svetlana, visto che ella, non ebbe la reazione che mi aspettavo.
I suoi occhi, infatti, seppur sorridenti, si mostrarono di ghiaccio e il suo corpo si concesse a quell’abbraccio ma non si abbandonò ad esso.
Molti anni prima, quando Svetlana era appena diciassettenne e si innamorò di un italiano che per lavoro si era trasferito a Sumy, la mamma si oppose a questa relazione in modo tale da far rinchiudere sua figlia nelle prigioni della città.
Nina sfruttò le conoscenze del tempo per dare una dura lezione a colei che riteneva incorreggibile.
La povera e giovane Svet, in un’epoca in cui c’era il regime comunista, non tollerante del fatto che occidentali sviassero le menti delle ragazze russe, fu costretta in galera, tra prostitute e delinquenti, per circa un mese, rischiando anche di essere anche violentata da qualche guardia carceraria, fino al momento in cui si arrese, strategicamente, al volere altrui e fu liberata.
Più tardi, però, raggiunta la maggiore età, grazie alla sua caparbietà, riuscì, di nascosto, a produrre tutti i documenti necessari per il matrimonio e si sposò.
Questo periodo della sua vita Svet non lo aveva ancora digerito, era un cerchio ancora aperto all’odio per sua madre; si sentì abbandonata , non amata, tradita, non considerata nel suo amore, ricattata, gettata alla spazzatura.
Ancora oggi portava dentro di se i germi del rancore!!
Il suo viaggio serviva anche a questo, al fine di comprendere quel periodo maledetto in cui le crollarono tutti i suoi ideali di famiglia, tutte le sue credenze riguardo l’amore materno; ella voleva trovare un dialogo con sua madre riguardo quel tempo ritenuto traumatizzante, per chiudere quel cerchio importante della sua vita.
Fu per questo che Svet non si lasciò andare completamente all’emozione per aver rivisto sua madre dopo tanto tempo.

Intanto che riposavo nel letto ad occhi aperti, accanto ad un rosso tappeto persiano, appeso al muro, come si usa in queste terre dell’est, pensavo a quanto fui fortunato del fatto che ella, dopo tanto soffrire, giunse in Italia, a Terni e il destino la portò a me dopo tre anni di matrimonio in cui, poi, si rese conto di non aver trovato l’uomo giusto della sua vita…
Ripensai a quando la trovai giovane, smarrita, in un paese che non la conosceva e soffocata da una situazione in cui la vedeva stare intere giornate rinchiusa in casa, con i suoceri, mentre lui, il marito, era lontano, al lavoro, per settimane intere, donandole, al suo ritorno, solo gelosia e possessione.

Rappresentai, per lei, colui il quale aprì la gabbia che teneva imprigionata la sua vita, donandole una ventata di passione e di speranza.

A quel tempo, io ero fidanzato e quell’incontro con Svet mi destabilizzò il mio equilibrio affettivo.
Ella fu molto innamorata di me ed entrò nella mia vita come un fulmine entra in casa da una finestra provocando un bagliore di luce spaventante.
Infatti, il suo modo di essere, la sua infinita bellezza, la sua energia, generarono in me la paura che un giorno ella potesse stancarsi di me, tanto da farmi desistere dal continuare la nostra storia e, dopo circa cinque mesi, decisi di dividere il nostro cammino.
Io sentivo dentro che, in quel momento, quella storia non sarebbe durata molto, se avessi deciso di mettermi con lei; la mia sensibilità percepì che io sarei stato un uomo passato per la strada della sua vita e che ella non si sarebbe fermata a me.
Lei soffrì molto per quello che decisi e più tardi, incominciò a cambiare la sua vita, cercando nuove relazioni con uomini che lasciò puntualmente, dopo un breve cammino insieme.
La persi di vista per molti anni…

Mentre ricordavo tutto ciò, mi giravano intorno, camminando per la casa, tutte le donne, io ero l’unico maschio, con cui avrei condiviso quella settimana di permanenza in Ucraina.
Oltre a Svet, Luidimilla, Olga e Mina, c’era Mascia, la figlia di Luidmilla, una ragazza di sedici anni, carina, con gli occhi sempre abbassati, i capelli che le coprono il viso, un po’ taciturna.
A lei piace, a volte, starsene sola, faceva lunghe passeggiate in campagna, lontano dalla gente.
Quando accadeva ciò, ella abbandonava, per molte ore, la casa, facendo andare su tutte le furie nonna, madre, zia e la sua amica di scuola, Ilenia, che l’aveva accompagnata in questo viaggio; una ragazza molto intelligente, con due occhi espressivi e penetranti che a volte mi mettevano a disagio.
Ilenia, non sopportava di starsene pomeriggi interi in casa, senza poter
comunicare con nessuno, se non con Sandy, una tenera gattina di pochi giorni trovata per la strada.
Finalmente, però arrivammo noi ed ella si nutri della nostra compagnia in quei momenti destinati alla solitudine.

Erano le una di notte quando Svet si sdraiò accanto a me per dormirmi accanto.
Io l’abbracciai e persi coscienza tra il profumo della sua pelle…

Passammo due giorni a visitare la città di Sumy, trasportati da pulmini che si fermano per le strade e, al costo di un grivni, circa dieci centesimi di euro, ti portano in ogni luogo, prima di andare a trovare il papà di Svet in una casa, lontano dal centro, immersa in un bosco di betulle.

Quella mattina, io e Svet, ci incamminammo tra campi coltivati e terreni in fiore che, con il loro profumo, inebriavano le nostre anime.
Svet non sapeva, con certezza, o per lo meno non ricordava quale fosse il percorso per raggiungere la casa del padre, ma l’amore per lui sembrava la guidasse, tra quei campi, come spinta da una magica intuizione.

Durante il cammino, ci riposammo, un po’, all’ombra di alcune betulle, riscaldati dai raggi del sole che filtravano dalle foglie verdi e la mia mente viaggiò, ancora, a quattro anni fa, quando, preso da un attacco di nostalgia e d’amore, ricercai Svet, in tutto il Trentino, per sapere sue notizie, visto che persi le sue tracce nel corso degli anni.
C’era sempre stato un sottile filo che ci univa, il ricordo di quell’amore negato, che ci lasciò per anni con il fiato sospeso…
Quando la trovai, le scrissi una lettera, molto bella e lei un giorno mi telefonò mentre io ero a discutere di lavoro in una stanza piena di gente. Mi accasciai su di una sedia, non credevo alle mie orecchie, fu un’emozione grande, tanto che mi fecero bere mezzo bicchiere di wischy perché il mio viso diventò bianco come un lenzuolo appena lavato.
Da quel momento in poi promettemmo a noi stessi che non ci saremmo mai più perduti e ci raccontammo della nostra vita…
Lei, in quel momento, stava vivendo un periodo di crisi con il compagno, dal quale ebbe due bimbe, poiché egli la tradì ripetutamente, prima con una sua amica, poi con una donna che frequentava, con lui, lo stesso gruppo di terapia psicologica.

Anche quattro anni fa giunsi a liberala da uno stato depressivo che la ridusse ad essere triste, a svuotata della sua energia.

Mi disse che non provava più nulla, le sue sensazioni erano svanite, anche quelle corporee.
Facemmo l’amore, quella notte che mi venne a trovare a Milano, dove partecipavo ad un corso di medicina psicosomatica, in un modo che si risvegliarono in noi le antiche passioni.
Il mattino seguente sembrò che quelle rughe di tristezza scomparirono dal suo viso, il quale viso ritornò ad essere vivo come tanto tempo prima.
La rividi piena di energia e molto più pronta ad affrontare la vita.
Ci sentimmo al telefono, i giorni che seguirono quell’incontro; lei ad un certo punto mi disse che aveva conosciuto un certo Tomas, un tipo oltre i cinquanta, sposato con una donna che lo rendeva infelice, ma che dalla quale non riusciva a staccarsi per i suoi forti sensi di colpa.
Ella mi disse che, da quest’uomo, riceveva molta comprensione e con lui viveva dei momenti di benessere anche sessuale.
Io presi una mazzata, quando mi raccontò con tanta naturalezza di questa sua nuova avventura, ma non ebbi il coraggio di esternarle la mia profonda delusione.

Ebbi la sensazione di come avessi contribuito, ancora una volta, a rimetterla in piedi, dopo un periodo negativo della sua vita, per consegnarla ad un altro.

Pensavo a come eravamo andati vicino alla possibilità di iniziare a costruire qualcosa insieme.
Io mi sentivo pronto ad affrontare le mie paure inconsce, avrei investito la mia vita e il mio amore su quella relazione ma tutto svanì in un baleno.

Mentre pensavo e proiettavo il film della nostra storia, lei mi prese la mano per riprendere il cammino e ritornato al presente, iniziai a muovere i piedi, fino a quando giungemmo vicino ad una casa immersa in un bosco di betulle.
Lei iniziò ad urlare, a chiamare suo padre e quando lui uscì, gli si lanciò addosso stringendolo forte, mentre le lacrime scorrevano sul volto, di lei, implacabili, come l’acqua di un fiume scorre nel proprio letto. Lui rimase attonito, forse, non si aspettava così tanto amore; abbracciò sua figlia dandole dei colpetti, con le mani, sulla schiena, come a tranquillizzarla.
Sicuramente, lui si sentì a disagio di fronte a tanta espressione d’affetto e rimase lì zitto quasi come se non sapesse che fare.
Scelse il silenzio, ma nel silenzio si sentirono le urla di gioia dell’anima.
Gli occhi di Svet si tinsero come l’azzurro del cielo, in una bella giornata di sole, quando la tramontana spazza via nuvole e smog.
Si voltò verso me e con un sorriso bagnato mi fece comprendere l’amore per suo padre…ed io pensai che questa volta ella si lasciò veramente andare all’emozione.
Entrammo in casa.
Lui, che in gioventù era un’atleta, deambula in modo che le sue gambe non ubbidiscono ai suoi comandi, a causa di un’ernia discale che lo costringe ad una vita limitata, ma sembrò che a questo non desse importanza, perché, sin dalle prime frasi, compresi quanto i suoi interessi erano rivolti a ciò che viveva in fondo a se stesso, alla sua anima.
Scienziato, ingegnere, vive in un mondo tutto suo dove non si possono fare conti…Un mondo fatto di filosofia orientale, cose semplici, tese ad arricchire lo spirito.
Più il tempo passava e più mi rendevo conto di come padre e figlia si somigliassero.
Lui, che ha dei corti capelli bianchi e un viso espressivo, con due occhi azzurri pieni d’amore, aveva dedicato una vita per costruire, con e solo le sue mani, quella casa.

Ogni mattone riposto con cura ed amore, allo stesso modo di come i monaci buddisti si dedicano alle proprie cose, nei loro primi mesi in cui vivono nel monastero, perché attraverso questo purificano il loro spirito.

Egli era molto felice quando gli parlai della mia sensazione che quella casa era stata costruita con l’amore nato dall’anima, e nacque tra noi un’intesa, fatta di comprensione su un altro livello, non verbale, visto che non parlavamo la stessa lingua; l’intesa che nasceva dalla “pancia”, dal profondo di noi stessi, ci fece comunicare solo con gli sguardi ed i gesti.

Raccontò la storia degli ultimi anni, di come aveva affrontato la vita, del suo nuovo amore, dato ad una donna, dal sorriso che infonde serenità, con la quale, oggi, sogna di invecchiare.
Fui io a domandargli del suo passato con la madre di Svet e nei suoi occhi , nei suoi sguardi, si poteva percepire tutto il suo rimpianto e la delusione per il fallimento del matrimonio con Nina; un matrimonio, forse, che si resse per molti anni senza l’amore per lui, fino al momento in cui si lasciarono e divisero le loro strade.
Lui disse che le tentò tutte per salvare il matrimonio… amava sua moglie, tanto che, con gli occhi lucidi, esclamò che mise i capelli bianchi per lei e per conquistarla…perché non la sentì mai sua, neanche durante i primi tempi di convivenza.
Ma non ci fu niente da fare anche se scalò le montagne per lei.
Mi venne in mente una delle mie fiabe indiane che calzava con la sua storia e la raccontai con l’aiuto di Svet che faceva da traduttrice simultanea.
C’era una volta , in una tribù di Siux, Occhi di lince , un guerriero mai domo.
Questi , un giorno si recò da suo padre , Bisonte alzato , per confessargli che amava la luna e che avrebbe fatto di tutto per conquistare il suo amore.
“Che cos’è che ti ha fatto innamorare?” Disse Bisonte alzato.
“Il suo mistero” , rispose Occhi di lince ,” Ella è tutte le notti li ad aspettarmi e la sua luce mi apre il cuore padre. Come posso farla diventare mia?”
Il padre ,dopo aver alzato gli occhi al cielo , disse che , se veramente desiderava conquistarla , avrebbe dovuto compiere una prova coraggiosa , molto coraggiosa , forse la più coraggiosa tra tutte le prove che lo portarono ad essere un valoroso guerriero.
Avrebbe dovuto , nel primo giorno delle grandi piogge , risalire , scalzo , il lungo fiume degli sciacalli , camminare sulla collina dei serpenti , raggiungere la vetta più alta della catena montuosa degli stambecchi. Arrivato li , un falco , amico dei Siux , lo avrebbe portato sulla nuvola ad Est ,dove l’aquila reale lo avrebbe preso e trasportato verso il suo amore.
” Ma , una volta lì , perderai tutto , la tua terra , i tuoi averi , la tua gente.”
Occhi di lince così fece e nel primo giorno delle grandi piogge , s’incamminò , a piedi nudi , risalendo il lungo fiume degli sciacalli , giunse sulla collina dei serpenti, quindi arrivò sulla cima più alta della catena montuosa degli stambecchi.
I piedi erano tutti insanguinati , il suo corpo grondava di sudore per le fatiche.
Si voltò indietro , ma la sua terra era ormai troppo lontana.
Da li a poco , ecco il falco amico dei Siux che lo afferrò per le mani e volò in alto , sempre più in alto , dirigendosi verso Est , dove incontrarono l’aquila reale che lo prese e , con gli artigli conficcati nella pelle, lo fece volare verso l’amata luna.
Sanguinava Occhi di lince, ma non sentiva dolore perché era felice... stava raggiungendo il suo amore.
Quando , ad un certo punto , a quell’altezza , mancò l’ossigeno e l’aquila , spaventata , lo lasciò per ritornare in fretta a volare a bassa quota.
Occhi di lince cadde in picchiata sulla cima più alta della catena montuosa degli stambecchi , i suoi pezzi rotolarono e raggiunsero la collina dei serpenti , la sua testa , staccata dal corpo , galleggiò sul lungo fiume degli sciacalli e , lentamente , la corrente , la riportò sulla riva dove c’era la sua tribù.
Stranamente poteva sentire , parlare , provare emozioni.
Vide il padre sulla riva del fiume che lo aspettava , mentre guardava il sole dell’alba e disse piangendo:
“Padre, che cosa ne sarà di me..!? come potrò ancora vivere così.!?...”
Bisonte alzato , rispose che lo stregone della tribù aveva la magica formula per ricomporre il suo corpo.
Lo stregone agitò del fuoco e disse : “ L’irraggiungibile ti riporta a terra facendo a pezzi il tuo corpo e la tua anima. Ma il triste canto di un uccello selvaggio , trafitto dallo spino di un rovo , ti condurrà a nuova vita , sacrificando per te la sua esistenza.” D’incanto Occhi di lince si ritrovò tra le braccia del padre e sorridendo alla luna , tornò tra la sua gente..... da grande guerriero.

Disse di essersi emozionato e ridisse che fece di tutto per salvare quella relazione, anche per le sue bambine, ma non ci fu nulla da fare…
Analizzammo il fatto che Nina lo sposò per una questione di prestigio, non perché l’amasse veramente ed ella, quando prese la decisione di separarsi, ormai si era già innamorata di un altro uomo da cui ebbe, più tardi, una figlia, Olga.

Dopo uno spuntino, a base di pesce azzurro inscatolato, pomodori non conditi, cetrioli e formaggio, visitammo tutta la casa, a due piani, con la zona notte al piano superiore.
Ci portò alle cantine dove aveva ideato anche la sauna.
Ma che bello avere una sauna in casa!!
Chi , tra le persone comuni, pensa ad una casa con la sauna!!
Poi, cogliemmo i lamponi, tra i rovi, lì, a un passo dall’abitazione, accarezzati dalla frescura che si sprigionava dal bosco di betulle.
Li stavamo raccogliendo per portarli a Nina; lei li avrebbe utilizzati per la bevanda che, comunemente, da queste parti, si usa durante i pasti.

Il giorno seguente ci vestimmo tutti in modo elegante per il matrimonio di Olga e Dimitri.
Facemmo anche un sacco di risate con Luidmilla, che oramai si fidava di me e si poteva lasciare andare a tanto, senza mostrare rigidità per le solite diffidenze rivolte agli sconosciuti.
La cosa che mi sorprese di più, quella mattina, fu che quei momenti, in casa, non si vissero con l’ansia che contraddistingue le ore che precedono un matrimonio italiano.
Sembrava come se stessimo preparandoci per andare ad un picnic.
Il taxi ci accompagnò presso il municipio dove si svolse la cerimonia che per me fu particolare, in quanto, ai piedi degli sposi viene posto un piccolo tappeto rettangolare, tutto ricamato, simbolo di unione.
Debbo dire che Olga sembrava veramente un angelo di bianco e mostrava a tutti quel suo dolce sorriso di serenità dipinto su quegli occhi incantevoli.
Svetlana indossava un seducente abito verde ricamato, attillato in vita, il cui colore, contrastava piacevolmente con i suoi bellissimi capelli biondi, tenuti sciolti lungo le spalle.
Gli invitati a quella cerimonia non superarono le cinquanta unità, ma devo ammettere che, durante la cena, sembravano molti di più per tutta quella allegria che riuscirono a sprigionare da dentro se stessi, ballando e intonando cori all’indirizzo degli sposi, grazie anche ai miracoli che, in certi casi, compie la vodka.
Non ho mai visto bere così tanto in vita mia!
I camerieri, sostituivano le bottiglie vuote, di vino e vodka, con quelle piene, come nei nostri matrimoni si fa sostituendo le bottiglie di acqua minerale.
Un signore molto simpatico, ad un certo punto della serata, mi disse, attraverso la traduzione simultanea di Svet, che se avessi bevuto tanto quanto lui, forse sarei morto…
E di certo non si sbagliava…
La cosa originale di questa cena matrimoniale fu che ognuno degli invitati espresse di fronte agli sposi un suo pensiero preso dal profondo dell’anima.
Anche a me toccò la stessa sorte, ma fu piacevole quanto emozionate rivolgere un augurio a coloro che si apprestavano a compiere un lungo cammino insieme.
Alla fine di ogni discorso, poi, neanche a dirlo, c’era, per tutti, il brindisi con la vodka, al grido di gorico…gorico, il corrispettivo di bacio… bacio.
Tutto era così bello e festoso, quando ad un certo punto, Svet, che sedeva accanto a me, si voltò e come un fulmine a ciel sereno, accennando un sorriso, mi disse: “Sai, Luciano, ho capito, in questi giorni che il mio corpo ti rifiuta, che tra noi non può esistere niente di più che un’amicizia…Sei pronto a trasformare questo nostro rapporto in amicizia?”

Una cosa detta , li, così…. Come se avesse parlato di una gita in barca…

Il sipario, dentro me, si chiuse.
La mia serenità, protagonista di quei giorni, lasciò il posto alla tristezza, alla delusione, al sentire disprezzato il mio sentimento…
C’era un’altra scena da girare, che mi vedeva nel ruolo di colui il quale dovette a tutti i costi assorbire il colpo, in un momento in cui non ci potevano essere chiarimenti e bisognava mantenere il sorriso per non sentirsi come un pesce fuor d’acqua.
Mentre bevevo vino e vodka, per esorcizzare quegli attimi di sbandamento, ripensai a tutto ciò che io e Svet ci dicemmo negli ultimi tempi.
Incominciarono a scorrere, dentro me, immagini che non volli mai vedere, a ricordare parole che non volli mai ascoltare…
Lei venne a trovarmi a Terni due mesi prima di un suo sms che diceva del suo desiderio di parlare con me, perché, in fondo rappresentavo, per lei, l’unico uomo con il quale riusciva a comunicare le cose che le venivano dall’anima.
Passammo insieme cinque giorni indimenticabili nei quali facemmo dei progetti importanti anche per il nostro futuro.
Lei mi disse che in quei giorni si sentì come una principessa, che era ritornata in lei la speranza, la voglia di rischiare nuovamente…a mettere in giuoco se stessa.
Ritornata a casa mi scrisse che le mancavo, che avremmo dovuto cercare il modo di ridurre le distanze, mentre io per sentirla vicino continuavo a leggere il libro che mi donò, con una dedica del tutto particolare che di certo non viene fatta ad un amico.
Poi incominciò a parlarmi del suo desiderio di andare al matrimonio di sua sorella Olga, in Ucraina e della suo problema economico che le impediva questo sogno.
Io le dissi che non mi sarei astenuto dal poterla aiutare e che anzi l’avrei accompagnata.

Ritornando in dietro, nei ricordi, la mia attenzione si fermò, ad un certo punto, a quando, durante la sua permanenza a Terni, le chiesi che fine aveva fatto il suo Tomas e lei mi rispose che le cose tra loro non andavano bene, ma l’avrebbe “liquidato” solo quando egli avrebbe saldato il conto del dentista.
Mi venne alla mente anche quando, all’aereo porto di Kiev, mentre io, estasiato del suo arrivo, cercai di baciarla, lei si volse di lato dandomi la guancia.
Lì per lì, non feci caso a quella incongruenza che c’era tra i il nostro dialogare a distanza e tale comportamento, pensai che fosse imbarazzata.
Ma questo si ripete’ anche qualche altra volta in cui io cercavo di esternare i miei sentimenti.
Un giorno mi disse che a Bolzano tradiva il “suo” Tomas e teneva un paio di uomini stalloni che utilizzava solo per far sesso. Aggiunse che era diventata brava a dividere il corpo dall’anima ed è per questo che certe cose le riuscivano.
Le immagini si accavallavano una sull’altra, e le parole dette mi rimbombavano nel cervello come un’eco dentro me…
Presi coscienza che non era più la Svet che conobbi tanto tempo fa.
Anche le mie sensazioni corporee erano dissimili da quel tempo.
Lei, era pronta a prendere ma non a dare; mi sembrava che avesse meccanizzato il suo modo di fare l’amore, tutto fatto senza anima.
A poco a poco quel sogno stava diventando un incubo…
Singolare fu il fatto che per tutta la durata della cena fece finta di niente, non si curò della mia anima fatta a pezzi, continuava a parlare con me come se nulla fosse accaduto, mentre io rispondevo con un filo di voce e avevo perso tutta la mia energia.
Tutto ciò fino alle due di notte, quando per ultimi, la famiglie degli sposi, incominciammo ad incamminarci verso i taxi.
La vidi come una liberazione!!
Non vedevo l’ora di immergermi nel buio della notte e dei miei pensieri…
Dormii attaccato al muro, dove a consolarmi c’era il solito tappeto rosso che chissà quante cose avrà visto e sentito negli anni in cui è rimasto appeso a quella parete…, per non avere alcun contatto con Svet.
Mi dava soltanto fastidio il solo sapere che mi dormiva accanto.
Ma dovevo stringere i denti, non c’era altro spazio disponibile.
Il giorno dopo, mentre tutti gli altri andarono ad un pranzo fatto per le famiglie degli sposi, io misi la scusa di un dolore alla schiena e rimasi a letto tutto il giorno.
La mia mente viaggiò e con essa i miei pensieri che andarono a confondersi con la mia solitudine.
Capii quanto lei era diventata spietata ed egoista…o forse lo era sempre stata…ma non lo volli mai intravedere tra le maglie della sua bellezza accecante.
In tutto quel tempo, poi, di soggiorno in Ucraina, mai una domanda sulla mia vita, mai un gesto affettuoso, solo lei al centro dell’attenzione e mi sentivo asciugate le vene.
Mi stava succhiando energia e non me ne accorgevo.

Quando un pulmino ci stava riaccompagnando all’aereo porto di Kiev, la notte del giorno dopo e ci sedemmo nei posti davanti, vicino al conducente, dopo qualche Km. fatto sulla strada, fiancheggiati da alberi di betulla, esplose la mia rabbia.
Le chiesi come aveva potuto ferirmi cosi, come un fulmine a ciel sereno e durante la cena di un matrimonio, quando avrebbe dovuto utilizzare quel poco di sensibilità, che andava sempre decantando in lei, per affrontare un argomento delicato.
Lei mi rispose che non ebbi rispetto di lei quando facemmo l’amore.
Secondo lei non presi nessuna precauzione quando sapeva benissimo il motivo del mio stare tranquillo…
Ma quel motivo si rivelò un alibi…
La verità era che il suo corpo non sentiva più le sensazioni che era abituato a sentire in passato con il sottoscritto, la sua anima si rivelò fredda, distaccata, con un muro di fronte.
Probabile che il cerchio , dopo tanti anni , doveva chiudersi così tra noi, come me lo immaginai al tempo e per questo non ebbi il coraggio di mettermi con lei.
La mia sensibilità lo percepii già tredici anni fa, il suo modo di vomitare, in un momento, ogni cosa, anche un sentimento…se non veniva soddisfatto a pieno il suo io.
Quindi, al diavolo tutti i discorsi sull’anima, al diavolo i progetti, al diavolo tutte le domande e i test che mi venivano fatti sull’amore che nutrivo per lei, al diavolo ogni cosa.
Mi resi conto di trovarmi di fronte a colei che mai conobbi, che non volli mai conoscere, di fronte a me stesso, un uomo confuso, illuso, che ad un certo punto della storia si trova davanti la verità rivelata dal destino.
Il cuore è un motore che non si può truccare, che ti manda veloce sulla strada dell’amore… A volte truccato è il guidatore…
E’ tutta qui la nostra storia, in queste poche righe…e la commedia che stava terminando…chiuse davanti a se il sipario, lasciando spazio alla luce dell’est che illuminò di colpo la realtà…celata dal ricordo di quel tempo in cui la sua bellezza accecò gli occhi della mia coscienza.
Un sospiro giunto dall’anima la fece uscire dalla mia vita…


Settembre 05 Luciano
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Re: LA LUCE DELL'EST......DEDICATO A TUTTI GLI ILLUSI

Messaggiodi uvdonbairo il martedì 17 maggio 2011, 18:24

Il titolo lo edito perchè può essere offensivo, leillusioni spesso non sono altro che sogni e sognare fa bene.

La tua storia è andata come tante ma non puoi dare la colpa agli altri o alle donne dell'est, è una storia che non ha funzionato. Punto

Se sei entrato in questo forum per sparare a raffica sui rapporti con le ragazze dell'est ti consiglio di meditare.
Ci sono storie che vanno benissimo e storie che vanno malissimo, come è sempre stato da quando Adamo ed Eva si misero insieme.

Medita.
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi CLAVIER2 il martedì 17 maggio 2011, 21:35

ciao a tutti!!! :D :mrgreen: ma poi se ha tante cose da scrivere potrebbe metterle in un libro no ? sai che successo!!!! :idea:
hai ragione alibrando!! la nostra storia funziona anche molto bene!!! :doubt: quest'anno sono 11 [-o<
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi brasil421 il mercoledì 18 maggio 2011, 9:51

Concordo con Mister Alibrando..non si può far di tutta l'erba un fascio e generalizzare è sempre un errore. Noi tutti abbiamo avuto delusioni o insuccessi nei rapporti umani e tanto più nelle storie d'amore ma questo non giustifica il fatto che dobbiamo arrenderci e/o sparare a zero sulle donne dell'est. Ogni storia andata male è un arricchimento per la prossima esperienza. Bisogna vivere con i piedi per terra senza farsi troppe illusioni e quando meno te lo aspetti arriva la tua dolce predestinata. Auguri e buona fortuna
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi lucianofaustini il mercoledì 18 maggio 2011, 10:01

Io non ho sparato sulle donne dell'est....ho solo raccontato le mie emozioni di una storia finita male....Non si capisce?
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi uvdonbairo il mercoledì 18 maggio 2011, 10:23

Ciao Luciano

era il titolo che sparava a raffica e l'ho editato, per il resto è una bella storia anche se non ha un lieto fine.
Saluti :D
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi johannes100 il mercoledì 18 maggio 2011, 10:33

lucianofaustini ha scritto:Io non ho sparato sulle donne dell'est....ho solo raccontato le mie emozioni di una storia finita male....Non si capisce?


Si capisce.

Succede purtroppo di trovare una persona cambiata, soprattutto se sono passati anni, oppure era sempre stata cosí e non ce ne eravamo accorti.

Credo che comunque ti abbia dato, la tua (travagliata) storia con lei, tanto come emozioni e ricordi. Ti consiglierei di tenere quello e mettere nel dimenticatoio il resto.
Perciocché l'invidioso si rallegra ed é lieto del male, e dolente d'ogni bene altrui; e per questo va sempre cercando come possa CALUNNIARE. (Domenico Cavalca, sec. XIV, 'Disciplina degli Spirituali col Trattato delle trenta stoltizie', cap. 9, pag. 69.8).
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi alandd2001 il mercoledì 18 maggio 2011, 10:38

Io una cosi l'avrei mandata al diavolo dopo 5 minuti. Tu....beh, meglio tardi che mai.

EDIT: CERCHIAMO DI NON USARE PAROLACCE. GRAZIE
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi Neo il mercoledì 18 maggio 2011, 15:29

Ciao Luciano,
Ti è andata male..ma non ha senso generalizzare..ti sei infatuato di una donna che non ha ricambiato i tuoi sentimenti.
Poteva capitare a tutte le latitudini!
Piuttosto...sei sicuro che non c'hai messo del tuo, perché accadesse tutto ciò??
A volte si è talmente presi da una donna..da diventare totalmente ciechi!
Il consiglio che ti do, è di voltare pagina ed imparare dagli errori, ciò che non ti distrugge, ti fortifica!
In bocca al lupo.
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi johannes100 il mercoledì 18 maggio 2011, 16:33

Neo ha scritto:Piuttosto...sei sicuro che non c'hai messo del tuo, perché accadesse tutto ciò??



Credo che sarebbe un ottimo spunto di riflessione questa tua frase, Neo.

La maggioranza delle storie a 'brutto' fine postate nel forum hanno diverse trame ma spesso un unico filo conduttore: io sono stato bravo e lei cattiva.

Sarebbe sempre meglio sentire le due campane prima di emettere giudizi ed anche un pizzico piú di autocritica sarebbe auspicabile. Purtroppo quando la ferita é aperta non é facile essere obbiettivi ed a me per primo é successo.

Non parlo per lucianofaustini che mi sembra si sia preso le sue responsabilitá per aver terminato la storia la prima volta (cosa che certamente ha contribuito a modificare l'atteggiamento sempre piú 'egoista' della ragazza),
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi Faurionte il mercoledì 18 maggio 2011, 17:41

Una storia particolare.
Sinceramente a me stupisce la facilità con cui Svetlana si concedeva anche "simultaneamente" ai diversi "stalloni"....
Non voglio giudicare ne generalizzare ma la cosa mi fa molto riflettere.
Credo che per persone normali, avere di fronte certe bellezze possa veramente far perdere la lucidità necessaria per valutare le persone.
Spero di non incorrere in questi errori....
saluti
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi alandd2001 il mercoledì 18 maggio 2011, 19:58

A ragione Neo....dal tuo racconto ci mancava poco che gli facessi da zerbino di casa.
Tutto si basa sui rapporti di forza, una persona fa a te quello che tu le permetti di fare; se vedo che uomo fai lo schiavetto allora io divento ancora peggio con atteggiamenti da gatta morta o roba del genere.
Se vieni a casa mia e incominci a raccontarmi di come ti fai altra gente, come minimo esci in volo a causa delle pedate.

Non la prendere come offesa personale, perche' nella mia giovinezza (non e' che moh' io sia decrepito comunque) ho fatto lo zerbino anche troppo, che ora quasi me ne vergogno ripensandoci....solo che farlo a eta' avanzata significa che devi fare un lavoro su te stesso..questo e' il mio consiglio.
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi Vjktorio il mercoledì 18 maggio 2011, 22:08

Mamma mia... :x secondo me non c'azzecca niente con le luci dell'Est, 'sta storia. Anzi, mi sa proprio di una Buia storia (che, come già detto da altri, potrebbe accadere ovunque).
E poi... svegliaaaa: proprio il fatto che lei ti abbia raccontato della sua relazione col tizio per farsi pagare il conto del dentista (confermata dalla difficoltà di tornare in patria con le sue possibilità finanziarie), e delle sue esperienze extra cogli stalloni, dovevano suonarti come antifona di quanto, poi, lei ti ha apertamente sparato (in vino veritas, ma molto stranamente solo dopo averti usato per poter ritornare in patria, e secondo me non l'avrebbe fatto in quel momento se non avesse già avuto in tasca il biglietto di ritorno :mrgreen: ), e chiudere da te la storia molto tempo prima che lo facesse lei.
Ecchédiamine...: Buoni si...ma "cca' nisciun è fess!"

Ciao Vittorio
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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi gios74 il giovedì 19 maggio 2011, 0:45

Ragazzi, per noi che leggiamo in modo distaccato e razionale è più facile dare consigli e giudicare le azioni sia di Luciano che di Svetlana... Io credo che lui non volesse generalizzare... voleva solo raccontare la sua esperienza esternando le emozioni che lo hanno accompagnato per 13 anni della sua vita...per me lo ha fatto anche in modo garbato e "originale" (mi sembrava di leggere un libro...)

Io ho apprezzato il "coraggio" che ha avuto nel raccontare tutto...proprio tutto...rischiando anche di apparire come il "pollo" innamorato di turno... (senza offesa Luciano...)
Molti magari non si sarebbero esposti in questo modo....

In ogni caso la cosa importante è voltare pagina... e come disse un utente del forum tempo fa, commentando la mia storia passata: "Game Over, insert coin and play again..." :D

In bocca la lupo per il futuro...

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Re: LA LUCE DELL'EST......PER NOI SOGNATORI

Messaggiodi alandd2001 il giovedì 19 maggio 2011, 11:53

Mah si, infatti non voglio offendere nessuno perche' ci sono cascato anche io, come penso tutti....l'unica cosa che mi ha sorpreso e' che la persona che ci e' cascata mi sembra bel maturo...
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