Suona il campanello, la porta si apre, a guardarlo con più attenzione ne dimostra anche di meno, è il genero di chi ci ha affittato l'appartamento, una donna che credevo fosse sua sorella, qui tutti si sposano molto giovani. Sono le 21.00, è arrivato in anticipo ma non importa, è già tutto pronto, con la sua Lada ci accompagna alla alla stazione dei bus, lo stereo trasmette musica pop anni '80, siamo seduti dietro, mi stringe la mano, il viaggio è iniziato.
Naturalmente siamo ancora in anticipo, c'è un'ora abbondante prima che il bus inizi la sua corsa, è un'anonima stazione, cemento e poche piante, più lontano, ai bordi della piazza, ci sono delle panche, ci sediamo e aspettiamo. Intorno, oltre a poche persone che attendono come noi, ci fanno compagnia due cani randagi, uno insegue l'altro, un maschio e una femmina. Avremmo potuto sfruttare meglio e in altro luogo questi minuti, ma non importa, lei è vicino ame.
Il viaggio continua, la stessa musica pop datata, ma questa volta alternata a quella locale. Più che un bus è un pulmino vecchio e non precisamente pulito, in queste due ore di tragitto è meglio chiudere gli occhi. Salgono altre persone, ormai la capienza è arrivata al suo limite massimo, proseguiamo. Ogni tanto apro gli occhi, ma quando li riapro ancora, siamo praticamente arrivati a destinazione, forse mi ero addormentato, noto che la sua mano stringe ancora la mia. E' mezzanotte circa, come da programma, arriviamo davanti all'albergo, questa volta ho preteso un taxi. E' a pochi passi dall'aeroporto, di quelli senza pretese, giusto per una notte, non una di più, lo stesso albergo dove sette giorni prima aveva alloggiato lei a causa dell'imprevisto.
Entriamo, la Hall è praticamente al buio, si risparmia sull'elettricità visto che il costo delle stanze è decisamente irrisorio. Mi fa notare la camera dove ha dormito, la 409, medesimo piano della nostra, la 412 che, se non altro è pulita. Resteremo solo cinque ore, va bene così... due letti singoli, uno resterà vuoto per tutto il tempo.
Sì, certo, l'imprevisto... Dopo quello internazionale, aspettavo il volo interno, era in ritardo. Cerco di avvertirla in tempo, prima che potesse uscire di casa, invece mi dice che è già in aeroporto, l'altro... Guardo l'orologio, sono le 20.40. L'attesa si prospetta lunga, nella sala c'è la stessa ragazza che sedeva accanto a me sul primo volo, quello da Praga, evidentemente farà il mio stesso viaggio, entrambi sorpresi per averci rivisto, ci salutiamo. Restiamo in attesa, anche adesso come allora, gli occhi fissi sul suo libro in inglese, forse non ha mai smesso di leggere, ma noto in lei già insofferenza per la circostanza che si è venuta a creare. Mi siedo, difronte a me una ragazza giovane e bionda, il suo viso non è ancora segnato dalla vita, mi nota mostrando un sorriso, ricambio, ha un computer acceso poggiato sulle gambe, inganna il tempo in questo modo. Mi fanno compagnia anche un papà e la sua bambina che avrà 6 o al massimo 7 anni, per tutto il tempo (lungo) non l'ho mai vista lamentarsi, da grande sarà una vera signora.
Adesso la lettrice è al telefono, copiosamente incollerita, sembra che stia piangendo, con il passare del tempo avrò più volte la stessa impressione, ma il suo viso resterà sempre assetato di lacrime. Dopo un po' mi alzo, ormai il ritardo supera l'ora, richiamo di nuovo, le dico che l'aereo non parte ancora, non so' nemmeno se è in pista, ho dei dubbi, seri dubbi, voglio dirle di tornarsene a casa, ma a lei non importa, aspetterà... Intanto man mano che le lancette dell'orologio vanno avanti, vedo partire tutti gli altri aerei, ma del nostro volo, nessuna traccia...
Dopo aver girato un po' per il Terminal, mi risiedo, questa volta trovo posto di fianco alla ragazza col computer, è ancora acceso, noto che guarda un film americano (lingua originale con sottotitoli in cirillico, d'altronde il doppiaggio è una prerogativa tutta italiana), di quelli per giovani che amano innamorarsi, sospetto come finirà... Mi sorride ancora, questa volta lo fa con più determinazione, i suoi occhi azzurri si soffermano con insistenza sul mio viso, devo girare lo sguardo. Ancora pochi minuti è anche il suo aereo e pronto per partire, per lei c'è un'altra destinazione, più a nord. Ripone con cura il portatile nella borsa dove hanno trovato spazio anche alcuni indumenti leggeri, adesso si alza, ma prima di abbandonare per sempre la sala, non vuole rinunciare a salutarmi a modo suo, sguardo penetrante, sorriso irriverente, io che le dico ciao, in quel momento non mi viene altro, non importa, tra un'ora mi avrà già dimenticato...
Il papà e la bambina sono sempre lì, più teneri che mai, lui cerca di farle passare il tempo in qualche modo, ma non ne ha bisogno, la bambina è paziente più di tutti noi, diverse decine. La lettrice alterna pagine di lettura a sfoghi al telefono, chissà con chi, forse con il suo ragazzo, è provata, ma domani sarà tutto passato, volta la pagina, ha iniziato un' altro capitolo.
Bene (si fa per dire), finalmente dopo due ore dall'orario previsto per l'imbarco, si decidono di comunicarci quello che già sapevo da tempo. Le telefono subito, se solo mi avessero dato l'opportunità di avvertirla prima... Alle 22.40 leggo il suo messaggio, trascrivo le sue parole: "Domani alle 7 ti aspetto. Non preoccuparti R.......!" Mi riconsegnano la valigia, con una biro mi viene segnato sul biglietto il nuovo orario, leggo le 6.40. La bambina ha riposto le sue matite colorate, adesso è distesa su due seggiolini, dorme, mi giro per istinto alla ricerca di qualcosa, ma mi accorgo di non avere nulla con cui coprirla. Passa ancora un po' di tempo e scopro che il pavimento è bagnato, gli addetti alle pulizie hanno appena finito di pulire, adesso c'è silenzio, molto silenzio, per stasera non resta altro.
Sveglia alle 5.00, ci ritroviamo tutti insieme al Terminal in attesa del check-in, io il papà con la bambina e la lettrice, ci diamo il buongiorno, niente libro ma in compenso un sorriso rilassato. Si è creato una sorta di familiarità, chiaramente evanescente. Lo schermo segna ancora l'orario della partenza della sera precedente, quella mai avvenuta, la sala si rianima, man mano arrivano tutti gli altri, appare il nuovo orario, quello giusto, ancora pochi minuti è questo luogo inenarrabile fino a ieri, svanirà.
Suona la sveglia, sono sempre le 5.00 del mattino, ma sette giorni dopo, adesso è qui che mi dice, assonnata: "ancora 10 minuti, va bene?", vanno via anche quelli, insieme ai diecimila già passati con lei. Attraversiamo la strada che porta all' aeroporto, nemmeno un'ultima colazione da condividere insieme, è tutto chiuso. Aspettiamo che ci rilascino il mio biglietto ma non risulto tra i passeggeri, panico! l'agitazione mi entra nelle vene, ma c'è lei con me, risolverà tutto con fermezza e tempestività, qualità che io non sempre mi riconosco. In quella circostanza ho scoperto in lei la mia preziosa alleata e non vorrei cambiarla con nessuno.
Scatta l'ultimo minuto... mi dice che deve fermarsi, non può procedere oltre, non la farebbero passare, mi abbraccia, altri secondi che passano, le dico di andar via, non possiamo restare ancora fermi, devo andare avanti. Mi volto per l'ultima volta, le mando un bacio, fa lo stesso anche lei, poi sparirà dietro la porta e anche l'ultimo secondo trascorso con lei, svanisce.
Mentre mi appresto a percorrere il mio viaggio di ritorno, rileggo il messaggio di una settimana fa' "Domani alle 7 ti aspetto...", infatti era lì ad aspettarmi, non mentiva, non l'ha mai fatto, in tutto quello che ha detto ho trovato sempre corrispondenza nei fatti, una qualità rara. Ci siamo visti per la prima volta ma le nostre anime ci avevano preceduto tre mesi prima... Ricordo la proprietaria dell'appartamento che ci aspettava per consegnarci le chiavi, quando siamo arrivati all'appuntamento, il ragazzo prese le nostre valigie e le ripose nel bagagliaio della sua vecchia Lada bianca, anche in quel primo giorno la macchina era perfettamente pulita.
Il mio racconto... grazie a tutti





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) e grazie per il tutto il resto.
