Chiamerei questa continuazione del mio thread, "Kiev da turista, dopo la lunga residenza", semplicemente....
RIFLESSIONI (a freddo, a quasi 2 anni di distanza dal trasferimento in Spagna).
Si, perchè durante il mio ultimo viaggio di ritorno da Kiev a Marbella (Malaga), annoiato a leggere e rileggere l'ultima newletter della compagnia aerea, la stessa del volo di andata, mi sono trovato, senza volerlo, a riflettere:
- sull'Italia, sulla mia scelta di abbandonare l'avvocatura dopo 8 anni di discreto esercizio della professione;
- su Kiev, che doveva essere il centro della mia nuova vita e che lo è stato solo per 4 anni;
- sul come, sul perchè, sullo stato d'animo che mi ha portato sulla Costa del Sol;
- sul bilancio del viaggio appena fatto.
In fondo, più in generale, riflettevo senza volerlo, sulla mia vita e sulle scelte, giuste o sbagliate, che l'hanno influenzata in positivo ed in negativo.
Due anni di tempo sono un periodo abbastanza grande per tirare le somme.
Al proposito, ricordo ancora, come fotogrammi indelebili, le facce e le frasi che hanno scandito, accompagnandole, le mie scelte "di vita":
A) PALERMO/KIEV: fra i tanti consigli, molti dei quali non richiesti, non dimenticherò mai la frase di un mio ex collega: "Alla fine vincono sempre le donne!".
Si riferiva al fatto che mia moglie era di Kiev e che un avvocato italiano non poteva andare a Kiev per lavoro.
Mio stato d'animo: sincero rancore.
B) KIEV/MARBELLA: fra i tanti sorrisetti ed i "non ci credo, solo parole", stavolta è stata mia sorella a lasciarmi la frase:
"Hai un ottimo lavoro, una famiglia felice, hai trovato la tua dimensione.Prima Kiev era oro, ora è tutto da buttare. Vedrai che, dopo qualche anno, succederà lo stesso anche in Spagna".
Stato d'animo: vuoi vedere che il paradiso non esiste, che sono io che .........
Chi mi conosce meglio, sa bene quanto sia contento della scelta di essere andato a vivere in Spagna.
Il trasferimento con la famiglia è stato in realtà un "non trasferimento", talmente è stato semplice.
Troppo facili la lingua, la gente, il clima (non solo atmosferico), il ritorno alle certezze di democrazia e diritto.
Un capitolo a parte il mare: lo guardo e sono felice, a volte sorrido solo guardandolo.
Di contro, tutti sanno che non sono stato mai tenero con l'Ucraina, raccontando dei miei anni di residenza a Kiev.
Quello si, che è stato un vero trasferimento, un vero cambio di vita, nonostante già da anni lavorassi part-time facendo la spola tra Kiev e l'Italia.
Tante difficoltà proprio nei citati settori strategici: lingua, gente, clima (non solo atmosferico), democrazia, diritto, hanno condizionato la mia vita.
A volte penso che ogni anima ha un suo nido, un luogo sulla terra dove rende di più per sè e per gli altri.
Mi sono reso conto però, che davvero il paradiso e l'inferno non esistono come entità assolute sulla terra.
Ogni posto ti dà qualcosa e ti toglie qualcosa.
Sono qui a parlarvi di cosa mi manca di Kiev, di cose, magari anche soggettive e quindi non valide per tutti, che l'Ucraina mi ha dato e che..... difficilmente trovi da altre parti.
L'ultimo viaggio mi ha davvero tolto ogni dubbio.
1) FARE IMPRESA
Lo avevo già messo in preventivo allontanandomi da Kiev e, calcolo matematico alla mano, avevo considerato la perdita in termini economici come un sacrificio necessario. E' stato assolutamente così!
In Spagna, così come in Italia, non si batte chiodo.
Sarà che l'economia è satura, sarà che la crisi batte più forte, ma fare impresa è davvero sconsigliabile e sconsigliato.
Fin qui, come detto, nulla di nuovo. Tutto come previsto.
Quello che non avevo previsto è che Kiev ti dà spesso e volentieri delle occasioni, chiamiamole "extra", che esulano dalla routine quotidiana e da ciò che avevi messo in conto.
Occasioni che fanno sì che possa succedere l'imprevedibile in positivo.
Kiev ti fa crescere, crea delle opportunità per la tua impresa. Ti aiuta a trovare anche se non stai cercando.
Ti aiuta a fare meglio, a fare impresa.
Si, perchè, nei giusti settori, è ancora possibile fare impresa, soprattutto tenuto conto delle "non alternative" europee.
In una settimana, ho ricevuto proposte, offerte ed altro, che in Spagna non avrei neanche se stessi 100 anni.
2) STARE MALE A KIEV
Anche qui parto da una frase: "non capisco come tu possa pensare di risolvere il tuo problema a Kiev, quando in Italia ci sono centri di eccellenza".
Qui probabilmente qualcuno storcerà il naso.
No, non rinnego quanto detto sulle strutture pubbliche e sulla sanità ucraina, ma vi assicuro che, pagando, ci sono centri di assoluta eccellenza che in casi di media gravità, soprattutto per chi come me è residente all'estero, iscritto all'AIRE (leggasi: per usufruire dell'assistenza sanitaria italiana deve fare domanda ecc. ecc.), non ti fanno rimpiangere di non essere nella tua città natale.
Era già successo all'epoca della nascita di mia figlia, quando mia moglie (ed io), di fronte alla scelta:
ospedale pubblico/clinica a Palermo e centro Isida a Kiev, non abbiamo avuto il minimo dubbio.
Basti pensare che, se mia moglie in gravidanza sentiva qualcosa di strano il sabato, non poteva parlare col medico che la seguiva fino al lunedì, mentre all'Isida assistenza 24 ore e reperibilità del medico "incaricato" 24 ore su 24, direttamente col numero di cellulare.
Tutto è finito superbene.
Ahimè, un altro problemino è arrivato di recente
Questa volta il paragone, o se preferite, le possibilità di scelta, erano 3: Italia, Spagna, Kiev.
Tornare in Italia, fare domanda di assistenza per riaccedere alle prestazioni del servizio sanitario nazionale.
Restare a Marbella ed usufriire di un'assicurazione sanitaria (di quelle che prevedono versamenti a fondo perduto per intenderci) che coprirebbe le spese.
Fare tutto a Kiev, in maniera rapida, veloce, pagando.
Difficile da credere, ma per eseguire una coronarografia virtuale, ben diversa da quella classica, a Kiev ci sono dei macchinari tanto moderni, quanto indispensabili per l'accertamento diagnostico.
Sembrerebbe, a meno che le informazioni raccolte in internet non siano datate, che nella mia città natale, Palermo, questi macchinari non ci siano e che, in Italia, si trovino solo in poche altre città come Milano.
In Spagna, dove vivo, devo ancora chiedere al medico, ma mi avevano proposto un metodo tanto classico, quanto doloroso, che fa presupporre l'assenza di tali macchinari.
Kiev, nelle sue contraddizioni, nel lusso delle sue Bentley e nelle Lada secolari,
nelle donne con le borse Loius Vuitton da mille e più euro che sfilano a pochi passi dalle babuske con la mano protesa a chiederti qualcosa, nella miseria e nelle opportunità di impresa, nella mancanza di siringhe e medicine degli ospedali pubblici e nei macchinari milionari che più all'avanguardia non si può, è anche questa.
A me, uomo occidentale, come tale fortunato, sta dando la possibilità di scelta, che credo prenderò al volo.
A volte la sua diversità, il fatto che tutto può essere un problema, ma tutto è risolvibile, che nulla è certo, ma tutto è possibile, la sua non scontatezza, sono un'opportunità che non avrei mai avuto, se non fossi mai passato e se non avessi mai vissuto da quelle parti.
Il moralista impegnato a predicare le virtù, difficilmente troverà il tempo per praticarle.