di Forrest Gump il venerdì 3 luglio 2009, 7:33
Rispondo brevemente ad un pò di quesiti.
1) La nostra ambasciata ha saputo del fatto dopo qualche ora, come detto la disavventura è finita verso le 06.30 del mattino ed i nostri due connazionali alle ore 9 erano davanti il consolato (dove si trova anche l'ambasciata) perchè uno dei due aveva perso (o gli era stato rubato) il passaporto.
Sono stati ricevuti dall'ambasciatore in persona che sembra avesse voglia di dare pubblicità alla cosa, ma i due non avevano altro in testa che prendere il primo aereo per l'Italia.
Così in poco tempo è stato rilasciato un documento sostitutivo del passaporto.
Se proprio devo dire qualcosa sull'ambasciata o consolato che sia, è che nel corso della notte, in cerca di aiuto, ho provato personalmente a telefonare al numero 2303120, ma vi era era segreteria telefonica e ricordavo già che andando avanti nelle opzioni "per l'italiano prema 1, per il russo 2 ecc. ecc." altre volte nessuno mi aveva risposto.
Ma per un attimo avevamo pensato pure alla possibilità di andare a bussare di notte alla porta della nostra ambasciata.
Non lo abbiamo più fatto, ma sarebbe stato un bel test.
2) Xenofobia:
qui per gli italiani non c'è nessun problema se ci si comporta senza attirare le antipatie generali.
La xenofobia è diretta quasi esclusivamente nei confronti di coloro che hanno la pelle nera o degli arabi.
Poi se c'è scritto anche sul sito del ministero.......
3) la cosa che mi sconvolge di più in tutta questa storia è proprio il comportametno dell'Avalon.
Indifferenza, rifiuto di aiuto, persino per un bicchiere d'acqua.
Lo trovo vergognoso, anche se si fosse trattato di un passante, figuriamoci per un cliente che 5 minuti prima aveva speso al ristorante 1.000 grivna.
E poi....mi chiedo, al ristorante ci sono le telecamere, chi cerca, se vuole, trova.
Connivenza con l'organizzazione?????
Ricordiamo che il medico mi ha detto che dall'Avalon ne arrivano in tanti.
"E quando ci fermiamo sulla riva, lo sguardo all'orizzonte se ne va
portandoci i pensieri alla deriva, per quell'idea di troppa libertà"