Ed eccomi ancora qui.
Sapete, l’orrore non e’ tanto l’entrare in un edificio, quanto vedere al suo interno abiti, libri, utensili e altri beni lasciati dagli abitanti (forse) in fuga.
Spiego il forse messo tra parentesi. Ci sono piu’ versioni su come sia successa l’evaquazione ed una di esse ci racconta come le autorita’ convinsero gli abitanti a lasciare, tranquillamente, le proprie abitazioni “pripityane”. In poche parole non spiegarono cosa realmente fosse successo in quei giorni, chiesero solamente di prendere l’indispensabile per un viaggio di qualche giorno. Dopo di che, sarebbero tutti, comodamente, rientrati in citta’. Il rientro, ovviamente, non accadde mai.
Un’ altra versione, e forse la piu’ probabile, e’ quella del mio collega Svyatoslav (e non solo).
Vi ricordate? Tutti vissero felici e contenti fino alla fine della parata del primo maggio. Ovviamente, in Unione Sovietica, non si poteva “bigiare” l’evento per eccellenza, cioe’ la dimostrazione della super potenza bellica del grande orso.
Ma ritorniamo a noi.
Chissa’ come si chiamava la bambina della scarpetta.. o la maestra che leggeva il diario di classe.
E William Shakespeare in inglese? Chi lo leggeva?
Tutte domande ovviamente lasciate senza risposte.
Proseguiamo con le foto…






Dio mio… mi vengono ancora I brividi a rivedere quei lettini con I materassi spappolati ed I peluches mischiati, per terra, alle decine di maschere antigas…
A dire la verita’ certi oggetti erano messi li troppo coreograficamente….
Forse, prima di me, qualche altro fotografo, per fare piu’ scena, li mise un po’ piu’ a destra .. o magari anche un po’ piu’ a sinistra … ma questo non ha nessuna rilevanza. Pe quanto mi riguarda, non mi sarei mai permesso di spostare nulla. Forse proprio per quel rigoroso rispetto che provai per il posto gia’ da prima di entrare in citta’.
(Ah! Dimenticavo. Mentre, inginocchiato, cercavo d’inquadrare al meglio il carro armato giocattolo…. Plick! … dal tetto una goccia ??d’acqua?? mi cadde sul capellino…. ecco… come dire… prendendomi alla sprovvista, mi aiuto’ a fare lo scatto. Ma non vorrei mai piu’ riprovare quel senso di disconforto causato dalla caduta di una goccia sul mio capo, forse o quasi sicuramente, radiattiva).
Basta. Dovevo uscire da li.
To be continued...