A uno che se lo merita

Tutto quello che fa parte dei prossimi europei di calcio 2012 in Ucraina

A uno che se lo merita

Messaggiodi andrey il giovedì 18 agosto 2011, 14:45

In attesa dell'europeo di calcio che sto' seguendo in quanto si svolgerà spero anhe in Ucraina,

Vorrei condividere un po' di storia,e di qualcosa che deve rimanere anche nella Memoria
mi scuso se già nota,di un episodio avvenuto nel 1942,che ha ispirato alcuni film.
Un po’ di storia in attesa dell’Europeo di calcio

La Partita della morte
Il pomeriggio di domenica 9 agosto 1942 si disputa, allo stadio Zenit di Kiev, quella che rimarrà ricordata negli annali con il tragico nome di “partita della morte”. Il contesto, come si può facilmente intuire da luogo e data, è quello dell’Ucraina occupata dai nazisti che l’hanno invasa un anno prima nell’ambito dell’Operazione Barbarossa, uno dei momenti più crudi del secondo conflitto mondiale. Un contesto più preciso e legato all’ambito calcistico può essere definito citando l’esistenza di un torneo che ha in precedenza visto scendere in campo compagini di diversa estrazione: da gruppi di internati di varie nazionalità a selezioni tratte da reparti dell’esercito tedesco.

A distinguersi su tutti è una squadra locale, l’FC Start, composta nella sua ossatura da giocatori che militavano, prima dello scoppio della guerra, nell’allora fortissima Dinamo Kiev: Nikolai Trusevich, Mikhail Sviridovskiy, Nikolai Korotkikh, Aleksey Klimenko, Fedor Tyutchev, Mikhail Putistin, Ivan Kuzmenko e Makar Goncharenko. La formazione è completata da Vladimir Balakin, Vasiliy Sukharev, e Mikhail Melnik provenienti da un’altra squadra della capitale ucraina, la Lokomotiv. Nonostante i giocatori non si allenino da tempo a causa della guerra e siano costretti a lavorare nella bottega di un panettiere per sopravvivere, tengono alta la fama della leggendaria squadra di cui facevano parte in precedenza e fanno già pregustare ai nazisti il vanto di sconfiggere in finale una formazione degna di così alta considerazione. La squadra allestita dall’esercito di occupazione raccoglie gli ufficiali della Luftwaffe, l’aviazione tedesca, e si presenta sotto il nome di Flakelf, il fiore all’occhiello dello “sport armato” hitleriano.

La propaganda esalta la squadra nazista tappezzando la città di manifesti che ne narrano le gesta, sorvolando sul fatto che pochi giorni prima la stessa è già stata sconfitta dall’FC Start e che il match del 9 agosto ad altro non serve se non a concedere ai giocatori ucraini la possibilità di salvarsi la vita lasciando che la squadra espressione della razza ariana dimostri la propria straordinaria superiorità. Secondo quanto riportano le discordanti fonti – che spesso è difficile capire dove abbandonino il terreno della cronaca, inoltrandosi in quello fumoso della leggenda – quel primo match si era concluso sul 5-1, con una prova di forza da parte dell’FC Start tale da ammettere poche repliche.

Prima dell’inizio dell’incontro il team ucraino riceve negli spogliatoi la poco gradita visita di un ufficiale delle SS designato per arbitrare l’incontro. Il discorso che questi fa ai giocatori va decisamente oltre le solite raccomandazioni che un arbitro rivolge agli atleti, visto che l’ufficiale nazista lascia intendere senza troppi giri di parole quello che dovrà essere il loro compito quel giorno: perdere. Al fischio d’inizio si capisce subito che quelli della Flakelf sono disposti ad ottenere ciò che vogliono con le buone, ma soprattutto con le cattive, potendo contare, ovviamente, su un trattamento di favore da parte dell’arbitro. E proprio su un’azione dalla regolarità quantomeno dubbia la compagine tedesca trova il vantaggio. Il pareggio arriva grazie ad una conclusione da lontano di Kuzmenko. Poco dopo è Goncharenko ad appoggiare in rete dopo essersi portato a spasso l’intera difesa della Flakelf; e sempre lui, prima dell’intervallo, allunga sul 3-1.

Nello spogliatoio ai giocatori dell’FC Start vengono ricordate le conseguenze di una loro mancata sconfitta contro la formazione nazista e probabilmente queste minacce riscuotono l’effetto sperato perché appena rientrati in campo la Flakelf segna due volte e pareggia. A distanza di sessantacinque anni è difficile sapere cosa possa aver spinto gli ucraini a compiere un gesto all’apparenza folle, sta di fatto che la porta degli invasori viene violata altre due volte. A questo punto, narrano alcune versioni, il difensore Klimenko, forse conscio che ormai il loro destino è segnato e che quindi tanto vale andare fino in fondo, dribbla alcuni avversari e, superato anche il portiere, invece di appoggiare nella porta sguarnita, si gira e calcia la palla verso il centro del campo, come a non voler infierire su un avversario nettamente inferiore.

A questo punto le forze d’occupazione sono assolutamente determinate a mettere in atto le minacce rivolte ai propri avversari, ma non sembra che lo facciano “a caldo”, come sostengono alcune versioni. I giocatori ucraini non devono comunque attendere molto prima di avere notizie dei nazisti. Nei giorni successivi, infatti, agenti della Gestapo fanno irruzione nella panetteria in cui lavorano i membri dell’FC Start e li arrestano, portandoli nel quartier generale della polizia segreta hitleriana a Kiev.

Qui gli ufficiali nazisti sottopongono gli ucraini a tortura, con l’intento di fargli confessare crimini che non hanno commesso e poi giustiziarli. Nessuno cede, ma uno di loro, Nikolai Korotkikh, non sopravvive alle torture infertegli. I suoi compagni vengono trasferiti al campo di concentramento di Siretz, dove sono costretti a lavorare in condizioni disumane.

Quando, nel 1943, i tedeschi subiscono un attacco partigiano, viene ordinata la rappresaglia nei confronti dei prigionieri del campo; in particolare, il famigerato Paul von Radomski, comandante in carica a Siretz, ordina la fucilazione di un internato ogni tre. A farne le spese sono Kuzmenko (colui che ha segnato la rete del pareggio), Trusevich (il portiere della squadra) e Klimenko (il capitano e colui che ha irriso i nazisti decidendo di non segnare a porta vuota), che vengono uccisi e gettati a Babi Yar, il dirupo situato a Kiev e tristemente noto come la sede del più ampio episodio di massacro di ebrei da parte dei nazisti (oltre 33.000 in soli due giorni), oltre ad essere il luogo in cui più di 100.000 persone vengono giustiziate nel corso dell’occupazione tedesca. Per altri tre elementi dell’FC Start – Goncharenko, Tyutchev e Sviridovsky - la sorte è più favorevole visto che sono trasferiti nella capitale con lo scopo di essere dedicati a lavori forzati in loco, ma da dove, temendo di condividere il destino dei loro compagni, riescono a trovare il coraggio per fuggire e nascondersi fino all’arrivo delle truppe dell’Armata Rossa. Non è ancora dato sapere quale fu la sorte degli altri eroi dello Start.
L’arrivo dei sovietici significa per i superstiti la fine dell’incubo nazista, ma, ben lungi dal ricevere gli onori che gli spetterebbero, sono indotti a tacere riguardo alla vicenda poiché il fatto di aver partecipato ad un torneo di calcio organizzato da nazisti può comportare un’accusa di collaborazionismo, rimettendo nuovamente a rischio la propria incolumità.

Solo dopo la caduta di Stalin Goncharenko trova il coraggio di raccontare l’accaduto, facendo finalmente entrare gli undici eroi dell’FC Start nella leggenda. Leggenda immortalata in un monumento collocato all’esterno dello Zenit di Kiev, che dal 1981 si chiama Start Stadium. Sulla destra dell'ingresso principale c'è un monumento, ormai un po' consunto. Rappresenta una squadra di calcio. Poco più in là, una targa. ''A uno che se lo merita'', c'è scritto, con tono informale, da bar dello Sport. E' dedicato a Makar Goncharenko, che nella 'partita della morte' segnò una doppietta. Due tiri al volo, si dice, per non dare scuse a un arbitro di parte. Per la cronaca la partita si giocava tra lo Start e il Flakelf, due nomi che oggi non dicono nulla, e termina con la vittoria dello Start per 4-2. Lo stadio, allora, si chiamava Zenit e il nome è stato cambiato nel 1981.

La loro storia è stata di ispirazione per molti: il regista ungherese Zoltan Fabri ne trasse un film intitolato “Due tempi all’Inferno” (1961) e così fece il collega sovietico Evgenij Karelov (“Il terzo tempo”, 1962). Molto più noto è “Fuga per la vittoria” (1981) dell’americano John Huston, che si avvalse della recitazione di Sylvester Stallone, Bobby Moore, Michael Cane e Pelè, ma rielaboro la storia in modo decisamente libero.
Bill Shankly, leggendario allenatore del Liverpool negli anni ’60, amava ricordare: “Il calcio non è questione di vita o di morte, è molto di più”. Forse anche lui quando pronunciava queste parole aveva in mente gli undici eroi dell’FC Start.
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi marcoxx il giovedì 18 agosto 2011, 16:29

e si...."fuga per la vittoria" ....gran bel film. ma questa era purtroppo realtà

ricordo anche la storia dello Zaire a Germania 1974,un pò diversa ma che ha comunque qualche similitudine

lo Zaire,matricola ai mondiali, all'epoca è sotto una feroce dittatura. al primo incontro,gli africani perdono onorevolmente contro la Scozia,2-0.
al secondo,una disfatta contro la Jugoslavia,ben 9-0.

al terzo incontro,sfidano il fortissimo Brasile. il dittatore è chiaro,seppur magnanimo visto l'incontro proibitivo: se perderanno con più di 3 gol di scarto ,i giocatori saranno puniti. in che modo,non si sa,ma insomma,conoscendo il tipo,tutto può essere.

a pochi minuti dalla fine,il Brasile conduce 3-0,e ha una punizione dal limite. lo Zaire va nel panico più totale,e battere la punizione diventa un'impresa,per il Brasile. un africano a un certo punto si stacca dalla barriera e calcia via il pallone,prima ancora del fischio. una scena tragicomica,ma dettata proprio dal terrore dei giocatori dello Zaire,di subire il quarto gol.
alla fine comunque se la cavarono,finì 3-0. non si sa però se il dittatore sia stato clemente o meno,con i giocatori.....di sicuro non li avrà accolti con tutti gli onori.......
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi Forrest Gump il sabato 20 agosto 2011, 11:45

Bel racconto.
Chi non ha visto fuga per la vittoria??
Bella la scena (grandissima dignità) di quel giocatore che marca tutti e davanti alla porta sguarnita, rilancia la palla al'indietro.+
Io la statua l'avrei fatta a lui.
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi vittorio_guido il domenica 21 agosto 2011, 0:05

=D> =D> =D>
Bella e triste storia,

Vittò
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi andrey il martedì 14 gennaio 2014, 13:18

Per chi vuol vedere la ricostruzione della partita della speranza come l'ha definita uno dei giocatori eroici e sfortunati
Voyager gli ha dedicato il finale ieri 13 gennaio

La partita nazisti contro RAGAZZI DEL PANIFICIO Kiev

altro che fuga per la vittoria
ogni popolo ha i suoi difetti ma anche le sue grandi glorie =D> :heart:
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi vittorio_guido il martedì 14 gennaio 2014, 13:36

Sto vedendo il video, Goncharenko.. è parente di mia moglie???? chissà
Vittò
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi vittorio_guido il martedì 14 gennaio 2014, 14:30

Andrey grazie per il video,voyager non lo seguo molto, ma questo video meritava veramente
a me a mia moglie piacerebbe sapere qualche cosa di più di questo Goncharenko
Secondo te da dove iniziare?
Ciao
Vittò

ps. inizieremo dai parenti ovviamente. il fatto ci incuriosisce.... Sicuramente si tratterà di una omonimia, ma tentare....
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi Luca il martedì 14 gennaio 2014, 14:51

Bellissimo.
Nient'altro da dire.
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi lampo il martedì 14 gennaio 2014, 18:30

Eroismi patriotici di altri tempi e altre genti.

Fatti dimenticati che dovrebbero essere ricordati dalle generazioni future ,che invece rimangono nell'oblio.

Onore a chi ha sacrificato la propria vita per la libertà.
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi andrey il martedì 14 gennaio 2014, 20:32

vittorio_guido ha scritto:a me a mia moglie piacerebbe sapere qualche cosa di più di questo Goncharenko
Secondo te da dove iniziare?


Гончаренко, Макар Михайлович
google e' la prima cosa che mi e'venuta in mente
trovi anche dopo e purtroppo sepolto e wikipedia ti da' anche alcuni indirizzi dove ha vissuto in tempo di guerra

spesso un esempio vale piu' di tante battaglie o parole

ps il fatto di averlo visto a voyager mi ha un po' preoccupato anche a me :twisted:
ma il modo in cui il conduttore ha presentare il video racconto mi ha rincuorato
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi vittorio_guido il mercoledì 15 gennaio 2014, 9:07

Comunque un errore nel video c'è
Dicono che la scritta:a uno che se lo merita, sia per il portiere, giratosi nel momento della fucilazione...
A me in tutti i siti viene fuori che la scritta sia per Gontcharenco per i 2 gol fatti nella 'parita'...

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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi andrey il mercoledì 15 gennaio 2014, 18:59

vittorio_guido ha scritto:Dicono che la scritta:a uno che se lo merita, sia per il portiere, giratosi nel momento della fucilazione...
A me in tutti i siti viene fuori che la scritta sia per Gontcharenco per i 2 gol fatti nella 'parita'...

effettivamente la sapevo anche io cosi'
ma furono comunque degli eroi Ucraini

Nel 1971 un monumento scultoreo dedicato ai calciatori caduti è stato collocato allo stadio Zenit di Kiev dallo scultore Ivan Horovyi.

Per il nostro presente / sono morti nella lotta /
la vostra gloria non si spegnerà, / eroi, atleti senza paura».

nel filmato viene ricordato
ed anche la storia
vuole che i sopravvissuti parlarono dopo la morte di stalin di questo espisodio
uno di essi fu condannato a 25 anni di internamento

la filosofia di stalin secondo la quale non esistono prigionieri di guerra
e coloro che sono sopravvissuti sono dei traditori
e' passata anche per la mia famiglia

una zia di mia moglie sopravvissuta ai campi di concetramento
rientrata dopo insistenze del padre in UA e' stata subito arrestata picchiata selvaggiamente
apoatrafata come traditrice...e di peggio... internata
25 anni era la punizione standard e minima per i sopravvisuti all'occidente o ai nazisti

il saluto degli 11 alla partita invece del heil hitler che gli avevano imposto
«Fitzcult Hurà!», viva la cultura fisica.
(Tra l’altro, Hurà era anche il grido di combattimento dei soldati dell’Armata
Rossa quando andavano all’assalto, e molti Tedeschi lì presenti lo avevano già sentito bene in battaglia).

mi piace ricordali cosi' come la maggior parte della storia li racconta

Mykola Trusevyč, Mychajlo Svyrydovs'kyj, Mykola Korotkych, Oleksij Klymenko, Fedir Tjutčev, Mychajlo Putystin, Ivan Kuz'menko, Makar Hončarenko, Volodymyr Balakin, Vasyl' Sucharjev, Mychajlo Mel'nyk, Pavlo Komarov, Jurij Černeha e Petro Sotnyk.

ps ho sostituito nel post precedente
al collegamento l'estratto del programma riferito al solo racconto dei Ragazzi del panificio
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi vittorio_guido il giovedì 16 gennaio 2014, 9:18

La mia correzione era dovuta, scusa Gontcharenko.... Forse un parente :)
Ora vedo quando mia moglie si decide a chiamare.
Peccato la Nonna è andata lo scorso dicembre, magari lei sapeva qualche cosa.
Tanto più che erano appassionati di calcio e mi dice mia moglie andavano spesso allo stadio.
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi dreamcatcher il giovedì 16 gennaio 2014, 17:00

Ho fatto vedere il filmato alla mia bella ieri, grazie di cuore Andrey anche da parte sua.

Ora cercherà su internet il film del '62 (tretij taim), che non è quello delle immagini che si vedono nel video, con attori giovani che credo siano quelli di un film dello scorso anno intitolato "the match".

Abbiamo continuato il discorso aperto dopo aver visto "il nemico alle porte", e questa volta sono rimasto sorpreso del fatto che lei non sapesse nulla della partita. Chiederò a mio suocero, ma temo che questa storia così significativa, non sia riuscita ad arrivare fino al sud dell'Ucraina...

E un'altra cosa, forse ancora più importante, era sconosciuta per lei: il fatto che

andrey ha scritto:nel filmato viene ricordato
ed anche la storia vuole che i sopravvissuti parlarono dopo la morte di stalin di questo espisodio
uno di essi fu condannato a 25 anni di internamento

la filosofia di stalin secondo la quale non esistono prigionieri di guerra
e coloro che sono sopravvissuti sono dei traditori



Ecco, questo l'ha lasciata allibita: se non ti ammazzano i nemici, ci pensano i tuoi!
Sono cose da ricordare sempre, perchè se è vero che in ogni storia di quella guerra è facile distinguere i buoni dai cattivi, è assai più difficile riconoscere dopo la guerra, che forse i buoni non erano così buoni come sembravano. E qualcuno che anche in Ucraina "rimpiange" la vecchia URSS in cui si stava meglio quando si stava peggio, forse ha dimenticato quanto male si stava.
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Re: A uno che se lo merita

Messaggiodi peterthegreat il giovedì 16 gennaio 2014, 18:10

Prima di mandare in onda un servizio storico bisogna verificare le fonti e la veridicità' di chi viene intervistato e la Rai non l'ha fatto, o meglio non l'ha volutamente fatto.

La squadra tedesca (non nazisti perché in Germania non c'erano solo nazisti), la prima partita era composta da meccanici e soldati della Wehrmacht mentre i panettieri erano tutto giocatori della Dinamo Kiev e qualcuno componente dei servizi segreti (per chi non lo sapesse la Dinamo era la squadra del ministero degli interni).

E della partita del 16 agosto non si fa menzione?
Li c'erano anche i collaborazionisti Ucraini, che pare furono loro a far fucilare dai tedeschi i 3 perché facevano parte dei servizi.

Invece di preoccuparvi dei morti degli altri pensate un po' ai 20.000 italiani fucilati sommariamente, durante la ritirata dai soldati russi sotterrati negli orti delle isbe tra Russia e Ucraina.
Da quando e' caduta l'Urss ne hanno già' trovato 10.000 ne mancano ancora un bel po'

Chiedete ai "vostri parenti" Ucraini se sanno che fine hanno fatto i tedeschi del Volga.
Anche se tutti noi no!
La radici profonde non gelano!
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