di shofar il martedì 6 settembre 2011, 19:27
Dopo il mio primo viaggio in Crimea a Dicembre,la mia storia con Marina è andata avanti, lei a Marzo è venuta a Milano e quest¬¬¬a estate è stato il mio turno andarla a trovare.
Stavolta il programma è di passare la maggior parte della vacanza sul Mar Nero.
Parto il 10 Agosto,volo per Kiev ma quando arrivo al terminal F mi passano ai raggi X il bagaglio e notano le 4 paia di sandali(regali per Marina) e vedendo il tacco 8 capiscono che non sono miei . L’ufficiale(donnna) mi fa capire che sono troppi per un regalo e mi invita ad aprire il bagaglio.
Sorpresa ! la crema solare durante il viaggio si è rovesciata sui vestiti : la doganiera guarda impietosita e mi dice di andare.
Raggiungo il terminale A e prendo il volo per Simfi.
Sull’aereo,molti ragazzi europei e italiani con destinazione il festival della “Repubblica indipendente di Kazantip”,l’Ibiza dell’est : per un mese 150.000 giovani da tutto il mondo si fanno un full immersion di musica e casino.
All’arrivo c’è Marina che mi aspetta: ogni volta che la vedo mi sembra più alta e quando camminiamo mano nella mano con quel passo spedito io rimango sempre un pò indietro come una mamma col figlioletto..
Il primo giorno faccio un full immersion nello shopping nel mercato principale(Svetofor) : piu che bancarelle si tratta di un complesso di circa un migliaio di negozi,la maggior parte grande 3x3 mt dove si trova di tutto.
Vi sono anche ambulanti ,per lo piu vecchie contadine,qui per vendere anche solo un paio di mazzetti di prezzemolo;essendo abusive i poliziotti le cacciano senza pietà
Ci sono anche dei mini fast food che servono carne alla brace,panzerotti con ripieno di carne,verdure e formaggio,Kebab e altro(dalle 6 alle 8 UHR).
Un po’ dappertutto noto dei carretti con sopra dei grossi serbatoi con sopra scritto KBAC: si tratta di una bevanda buonissima e dissetante,a metà tra la birra e il chinotto ottenuta fermentando il grano(credo) .
Non c’è casa dove sono stato dove non si producesse dello kvas utilizzando un strano fungo che viene lasciato galleggiare in una tisana o nel tè..
Compro per lei degli shorts (100 UHR) jeans(200 UHR) un vestitino (300 UHR),ancora sandali(300 UHR)per me un paio di pinne da apnea (800 UHR) e una tastiera in cirillico(80 UHR)
Prezzi poco più bassi che negli stores nell’interland milanese,ma considerando che la maggioranza degli stipendi qui va dalle 1000 alle 3000 UHR(la sorella di Marina,pediatra appena laureata,guadagna 400 UHR) e che la disoccupazione è altissima,mi domando come fanno tutte queste attività a stare in piedi.
Un vero affare sono gli abiti da sposa : ne ho visti di bellissimi a 4000 UHR.
Una settimana prima di partire ho rotto gli occhiali da vista per cui entriamo da un ottico: 2 paia di occhiali da vista(di cui uno da sole) 1000 UHR.Ed ho preso le lenti e le montature piu care.
Nei giorni seguenti, Marina sapendo dei miei problemi ai denti mi prende appuntamento da un suo amico dentista: estrazione di un molare,ricostruzione di 2 denti ,ablazione del tartaro 1500 UHR e il dentista bravissimo,mai sofferto(e speso) cosi poco anzi per niente.
Partiamo per il villaggio di L’hov’ske dove stanno i suoi genitori:lungo la strada il paesaggio è un po monotono,i colori vanno dal giallo al marrone è tutto desertico a parte estesi campi di girasole.
Ci sono vaste zone devastate da incendi e ne incontrerò non pochi in pieno svolgimento durante la vacanza.
Marina dice che c’è la siccità e l’acqua è ancor più razionata rispetto a quando ero stato a Dicembre.
Arrivati al villaggio dopo le dovute visite ai parenti ,consegna dei regali vengo anche questa volta arruolato dal padre Petrovich(guardiacaccia)per le sue battute di caccia:questo vuol dire sveglia ogni giorno alle 4,30,camminate di 10 ore,grandi bevute di vodka.
Alla sera mi mostra come fa la ricarica riuitilizzando all’infinito bossoli d’ottone: si fanno tondini di cartone ,si prende della segatura e i pallini si fanno fondendo pezzi di piombo in un pentolino con tanti fori alla base dai cui il metallo gocciola finendo in un recipiente di petrolio e acqua, e solidificando si formano i pallini.
Qui la caccia è importante: non ci sono negozi e men che meno soldi si vive di quel che si alleva,si coltiva nel proprio cortile e si caccia,anche i lupi per difendere le greggi.
L’indomani si va per anatre e ci facciamo tutti gli specchi d’acqua dei dintorni.
Marina anche questa volta non può venire,perche qui le donne a caccia portano sfiga.
Nel pomeriggio passiamo da una mia vecchia conoscenza(o companiòn), Peter ,che vive isolato su una collina in una casa e in un modo molto,ma molto spartani.
Ci cucina il suo solito(e squisito!)spezzatino con verdure e patate per bollire le quali attinge l’acqua dallo stesso recipiente dove prima ho visto abbeverarsi i cani: pazienza,tanto poi ci facciamo la lavanda gastrica a base di vodka e poi sono al mio secondo viaggio in Ucraina e penso ormai di aver sviluppato degli anticorpi tosti.
Questa volta metto a frutto quel poco di russo che so e tento di scambiare qualche battuta .
Vengo costretto a numerosi nasdarovie e al decimo parlo russo come Tolstoj:discutiamo di politica,di economia e quant’altro .
Qua sono decisamente proRussia ,contro Europa ,America,gli sporchi capitalisti e sembra di essere tornati ai tempi della guerra fredda; d'altronde visti i casini che sta facendo l’economia occidentale….
Scopriamo di essere stati entrambi radaristi a militare,negli ani ‘80 ,io in Veneto lui in Ungheria e all’improvviso gli brillano gli occhi ed esclama”Kalashnikov!”prende una custodia e tira fuori la mitica arma;inevitabile foto ricordo in posizione da Rambo(o da rimba) e tiro a segno(e meno male che eravamo isolati).
Arrivo a casa in uno stato pietoso,non c’è bisogno di sentirmi l’alito, Marina mi guarda e sospira”Mi stai diventando come un Ucraino”.
Finalmente arriva la partenza per il mare e approfittiamo del passaggio sul pullman che porta i contadini (tra cui la mamma di Marina che è agronoma ) alle vigne di Koktebel e anche questa volta la sveglia è alle 4 questo non perché il viaggio è lungo(solo 40 min.),ma per lavorare sfruttando le ore più fresche.
I vigneti si trovano ai piedi di un lungo cratere vulcanico di fianco a un lago salato e vedere sorgere il sole su questo paesaggio è da lasciare senza fiato.
La cresta è molto frequentata dagli appassionati del volo a vela.
Dopo una lunga camminata arriviamo alla spiaggia,situata in una baia tra 2 promontori ,lunga 3 km circa, ,con sassi al posto della sabbia e alta densità di bagnanti.
Quello più a sud mi pare il più interessante per lo snorkelling,per cui decido di spostarmi a Kurortne da cui è piu facile raggiungerlo a nuoto.
Arrivati li, ci fermano in molti offrendoci appartamenti ;alla fine ne prendiamo uno con 2 camere da letto a 200 UHR al giorno.
E’ il tipico appartamento medio ucraino, diciamo 1 o 2 stelle ,comunque per i più esigenti(e gli sporchi capitalisti) ci sono sistemazioni di lusso a 500 UHR e anche un hotel di prima..
Qui la spiaggia (di sassi)di fronte al paese è lunga 1 km e la densità dei corpulenti bagnanti russi è tale che sembra di vedere quelle colonie di elefanti marini ammassati l’uno sull’altro.
Verso sud invece la spiaggia continua deserta per 30 km fino a Sudak: è il regno del campeggio libero frequentato per la maggior parte da giovani punk,rasta e figli dei fiori,un ambiente tipo anni 60/70,falò,chitarre e calumet della pace.
Quella che interessa a me però è la spiaggia a nord verso il promontorio.
Qui la zona è ciò che rimane di un enorme vulcano e il paesaggio è bellissimo e anche i bagnanti sono pochi a causa della maggior distanza dal paese rispetto alle altre spiagge.
Capita spesso di avvistare i delfini che banchettano al largo.
Dai cartelli scopro che siamo nel parco del Karadak e,haimè ,nella zona che volevo esplorare è vietata a ogni presenza umana.
Ma per un subacqueo appassionato davanti a un fondale pressochè vergine la tentazione è troppo forte e,infilate pinne e maschera mi tuffo anche a costo di finire le ferie in un gabbio ucraino.
L’acqua mi sembra un pò più calda che da noi, la visibilità è limitata dai 5 ai 7 mt a causa di molto materiale in sospensione.
Subito mi trovo a nuotare tra milioni(non esagero) di meduse e tunicati che sembra di nuotare in un mare di gelatina e sarei già tornato in dietro se non avessi visto il giorno prima i bambini acchiapparle e tirarsele addosso ; il loro continuo accarezzarti il corpo dopo un pò diventa piacevole,avverto solo un pizzico quando mi sfiorano le labbra.
Verso il promontorio le meduse si diradano;il fondale,fino a 10 mt di profondita, è formato da massi ricoperti fittamente di alghe,tra cui intravedo bavose di ogni forma e colore,conchiglie,grossi granchi,gamberetti e….cavallucci marini!
Piu in profondità incomincia la sabbia dove ci sono molte triglie e grandi razze: una di loro,grande quanto me,mi “vola”sotto e rabbrividisco alla vista del grosso pungiglione che mi sfiora.
Mi spingo più avanti e da qui in poi sarà un continuo carosello di saraghi e corvine di taglia maggiore rispetto a quelli del Mediterraneo,ma lo spettacolo più emozionante è vederli nuotare intorno a me così vicino che allungando la mano potrei toccarli; ma non oso farlo per non spezzare l’incantesimo.
Fuori dall’acqua colonie di gabbiani e cormorani imbiancano di guano le pareti del promontorio che cadono a picco nel mare.
Dalla riva un tipo mi urla e fa gestacci: è uno dei guardiani del parco che ogni giorno pattugliano la costa,faccio finta di allontanarmi, lui se ne va e io ritorno indietro e la scena si ripeterà quasi tutti i giorni.
Visitando l’acquario e il museo(c’è anche un delfinario) scopro che la fauna ittica e ancora piu ricca di quel che ho visto ma non potrò continuare la mia esplorazione perché vengo colpito da una delle mie solite coliche renali e siccome ormai erano 5 anni che non ne avevo,non mi sono portato i farmaci che calmano il dolore e mi aiutano a eliminare il calcolo.
Naturalmente nella farmacia locale(che poi e solo un chiosco come tutti i negozi)non ce l’hanno e mi danno delle pastiglie che non mi fanno una cippa.
Telefoniamo alla sorella di Marina,le descrivo il farmaco che uso in Italia e lei mi da il nome di uno parallelo.
Torniamo al chiosco e grazie al cielo c’è,lo prendo e dopo 2 giorni è tutto ok come col mio vecchio farmaco.
Marina però è preoccupata è insiste perché torniamo a Simfi per un controllo in ospedale.
Per tornare dobbiamo andare in pullman a nord, in direzione opposta, fino a Feodosia e poi tornare giù con un altro.
Partiamo ma non arriveremo mai a Feodosia perche Marina ad un certo punto dice all’autista di farci scendere : mi guardo intorno…siamo in aperta campagna!
Marina mi dice che il pullman era troppo lento (in effetti si fermava ogni kilometro)e non saremmo giunti in tempo per prendere l’ultimo pulman per Simfi.”quindi?”dico io,”autostop!”dice lei.
Sto per sclerare quando noto però che in poco tempo molte macchine si fermano e alla fine ne arriva una che va a Simfi.
La spiegazione non è da vedersi nella particolare bellezza di Marina o nell’animo altruista degli ucraini,ma perché a fine viaggio la prassi è che all’autista verrà corrisposta una cifra equivalente al costo del biglietto del pullman,in questo caso 90 UHR in due (in tassi 150).
L’autista tira come un disperato,tocchiamo spesso i 140,che su una vecchia Lada sulle strade ucraine è come andare sulle montagne russe(o ucraine)seduti su un martello pneumatico e i sorpassi non tengono assolutamente conto di dossi o curve.
Il paesaggio,bellissimo, questa volta è montagnoso ed è tutto ricoperto di foreste e per tutti i 150 km incontriamo solo un paio di villaggi: nei pressi di uno di questi,Belogorsk,c’e un rilievo che ricorda le bianche scogliere di Dover.
Atterriamo sani e salvi a destinazione e il giorno dopo,con mille dubbi nella testa su quello che mi costerà e sulla qualità del servizio sanitario locale,varco la soglia dell’ospedale.
Prima tappa ,consegna urine direttamente dentro il laboratorio e nelle mani di chi me le analizzerà:il locale è uno stanzone pieno di ampolle,provette,microscopi e c’è un gran casino,tipo il gabinetto del dott Caligari. Seconda tappa,il reparto di urologia,riconoscibile dalla statua di un nano che orina davanti all’entrata:Il medico,un sosia di mr Bean,ci riceve in uno sgabuzzino fatiscente 3x1,5 mt.
Mi manda subito a fare una ecografia che viene eseguita con una solerzia manco fossi in cinta di 2 gemelli.
Il verdetto è che ho un calcolo di 3 millimetri che sta per uscire
Con l’ecografia e le analisi delle urine,torniamo dal medico che mi prescrive dei farmaci.
Il tutto in solo 2 ore,totale della spesa 100UHR piu altre 100 di mancia che Marina ha voluto dare a Mr Bean perché qui si usa così.
La sera stessa elimino il calcolo e dico a Marina che l’avrei incastonato su un anello e glielo avrei regalato.
Ritorniamo il giorno stesso a Kurortne per terminare la vacanza ma senza immersioni, il doc mi ha messo a riposo e Marina mi marca stretto ; è certo che cosi in spiaggia il tempo non passa mai.
Una cosa che mi ha colpito in Crimea delle spiagge,anche quelle più affollate è il silenzio e questo anche sui mezzi o per la strada.Da noi spesso sembra di essere in un pollaio.
Perfino i Testimoni di Geova(li incontro dappertutto)mentre da noi ti marcano stretto,qui gli vai vicino al banchetto,gli fai la foto,fai finta di leggere le loro riviste e loro……muti!
Le uniche voci sono quelle dei venditori ambulanti che camminano tutto il giorno sorreggendo vassoi strapieni di panzerotti,dolci o secchi di mais,frutta e pesce secco.
Il pesce secco mi è toccato provarlo in una serata tra amici,praticamente si mangia cosi com’è bevendoci sopra la birra un pò come da noi con affettati e lambrusco : meglio il salame comunque,e magari di Felino.
Ci sono circa 6 ristoranti ma ci va poca gente e una cena a base ti pesce costa in media 150/180 UHR a testa mentre i chioschi sono sempre strapieni : qui con 30 UHR ti sei tolto la fame.
Per quanto riguarda il vino è stata una grossa delusione:o è troppo aspro o è troppo dolce,ho provato a mischiarli e migliora ma di poco.
Ed è anche caro : sfuso, comprato direttamente all’azienda vinicola, va dalle 20 alle 60 UHR.
Vado avanti a birra.
Alla sera c’è molta meno gente per lo più russi:penso che una buona parte della massa che si vede in spiaggia sonno ucraini che fanno i pendolari.
Oltretutto i turisti russi si lamentano che da loro c’è crisi e che qui i prezzi sono aumentati tanto che, dicono,è più conveniente la Turchia.
Il tempo è stato sempre bello eccetto gli ultimi 2 giorni che si è messo a tirare un vento fortissimo a causa del quale a Sebastopoli un barca di turisti affonda e affogano in 3.
Arriva il giorno della partenza,trattengo a fatica le lacrime dando l’ultimo abbraccio a Marina.
Comunque a Ottobre lei è a Milano,e se tutto va bene il progetto è di sposarsi il prossimo Agosto.
Arrivo a Kiev e uscito dall’aereoporto di Zuliani (dove il ritiro bagagli è “fai da te”) chiedo a uno dove passa l’autobus per Borispol e mi risponde che non ce ne sono,ma che mi porta lui per 50 €.
Chiedo ad un'altra persona e me ne indica proprio uno che sta per partire.; ci salgo sopra ma a causa del traffico procediamo a passo d’uomo e dopo un ora sono ancora dentro Kiev e siccome ho il check-in tra un ora incomincio a preoccuparmi.
Dopo un’ora che viaggiamo chiedo se effettivamente il mezzo sta andando a Borispol ; si apre una gara di solidarietà tra l’autista e passeggeri per darmi la risposta ma,siccome non sono ubriaco come da Peter, faccio fatica a capire ma quando ci arrivo sudo freddo: L’autobus non sta andando a Borispol ma fa una fermata alla stazione di un metro, il quale, dopo una dozzina di fermate,arriva alla stazione Kharkivs’ka e da qui si prende un autobus (Pellot) che va a Borispol.
Nel frattempo scopro che la causa di tanto traffico è un camion in mezzo alla strada che ha spaccato il semiasse ma superato il quale in poco tempo raggiungo il metro.
Durante il viaggio, il treno esce in superficie e passa sopra un lungo ponte:la vista del fiume Dnepr è l’ultima meraviglia che mi regala l’Ucraina.
L’autobus mi porta al terminale B ma devo camminare fino all’F e durante il percorso ho un deja-vu! Mi si avvicina un tipo e mi mostra un portafoglio gonfio di dollari (l’altra volta è stato vicino alla piazza Indipendenza ma con un sacchetto di plastica)ma prima che incominci la sceneggiata gli mollo un” ia uje snaiu,companion”(l’altra volta è stato un”salutamassorta”ho fatto progressi,no?)
E questa è veramente(e finalmente) l’ultima emozione che questa terra mi regala.